Cosimo e Nicole – Recensione

Cosimo e Nicole – Recensione

Francesco Amato, qui al suo secondo lungometraggio, dirige Riccardo Scamarcio e Clara Ponsot, in ‘Cosimo e Nicole’, storia di un amore moderno vissuto a Genova fra due giovani, che vivono intensamente il loro rapporto e sembrano bastare a loro stessi, ma che rischiano di rovinare tutto a causa di un incidente

Regia: Francesco Amato – Cast: Riccardo Scamarcio, Clara Ponsot, Paolo Sassanelli – Genere: Drammatico, colore, 100 minuti – Produzione: Italia, 2012 – Distribuzione: 01 Distribution – Data di uscita: 29 novembre 2012.

cosimo-nicoleCosimo (Riccardo Scamarcio) è italiano, Nicole (Clara Ponsot) francese. Si conoscono a Genova, durante gli scontri del G8. La loro è una passione irrefrenabile e incontrollata. Cosimo e Nicole sono giovani e vagabondi, la loro casa è l’Europa e la musica la loro più grande passione. Decidono di ritornare a Genova dove iniziano a lavorare per un loro amico, Paolo (Paolo Sassanelli) che organizza concerti. Tutto sembra andare per il meglio, fino a quando un drammatico incidente sul lavoro rischia di incrinare l’amore della coppia. I due giovani reagiscono diversamente al senso di colpa e il rapporto si incrina quando vengono a contatto per la prima volta col duro mondo al di fuori di loro.

Si vede subito in un film quando si crea una sorta di empatia tra i protagonisti della storia: è questo uno di quei casi. La storia d’amore è una di quelle moderne e autentiche che non vuole scendere a patti con una realtà dura e cinica.

Scamarcio è insolitamente espressivo e questo lo rende credibile; una sorpresa Clara Ponsot e Paolo Sassanelli, lontano dalle fiction, è ottimo nei panni del manager musicale. La musica, tra gli altri, degli Afterhours e dei Marlene Kunz e le atmosfere di Genova (il tema dei massacri al G8 venie solamente sfiorato) rendono questo ritratto un affresco credibile di una generazione sfortunata e precaria, non per proprie colpe, sempre alle prese con un mondo cinico e privo di diritti per i più deboli, immigrati in primis. E sono proprio loro, gli immigrati, che lanciano il miglior messaggio del film. La scena finale liberatoria rende omaggio ad una sceneggiatura ben scritta.

Amato ha davvero fatto un buon lavoro e da chi ha fondato il rivoluzionario progetto del ‘Kino’, cinema indipendente nato a Roma nel 2010, non si poteva attendere di meglio.

Salvatore Cusimano

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