Codice: Genesi – Recensione

I fratelli Hughes smarriscono la rotta nel cammino di redenzione

(The Book of Eli) Regia: Albert Hughes, Allen Hughes – Cast: Denzel Washington, Mila Kunis, Gary Oldman, Michael Gambon, Ray Stevenson, Jennifer Beals, Evan Jones – Genere: Azione, Thriller, colore, 117 minuti – Produzione: USA, 2010 – Distribuzione: 01 Distribution – Data di uscita: 26 febbraio 2010.

codice-genesiScordatevi Ezechiele 25:17, dimenticatevi i pamphlet di DeMille e lasciate stare anche la passione di Mel Gibson in “Mad Max”. Scegliere un film spesso significa accostarsi ad un gusto estremamente personale e non sempre col giusto raziocinio. Vale per lo spettatore di fronte alla nottola dei film, vale per l’attore che seleziona le sceneggiature, vale per il regista che vede sullo schermo qualcosa che ancora non c’è. In questo caso i fratelli Hughes, abili veicolatori di messaggi dallo stampo letterario, propongono con “Codice: Genesi” una visione differente del mondo post apocalittico trattato in decine di pellicole, puntando sulla semplicità diretta del racconto: il cammino di un portatore di sapienza che non può essere ostacolato, la lunga mano del Signore. O almeno così s’intuisce solamente nel finale. Il film parte in modo crudo e interessante, poi, in mezzo, la Strada, cannibal-holocaust, rayban e coltellacci, evangelismo spiccio che poi è il fondamento base di ogni culto, la parola della salvezza attraverso la Bibbia di Re Giorgio (ultima copia scampata al grande flash….), sinonimo di devozione e quindi di grande potere. Denzel Washington ci mette sempre del suo nell’affrontare un viaggio che dura da 29 anni, al fine di salvaguardare un singolo libro, col suo sguardo malinconico ma fiducioso da portatore di conoscenza, incarna Eli nella sua magnificenza attoriale, metà uomo metà strumento, non un messia. Gary Oldman gli fa da malvagio contraltare, l’avidità dell’essere umano che tenta di elevarsi a divinità terrena. Tutto qui. L’originalità del copione sta nel trattare con perizia ottica la commistione di generi, l’action misto a proclami religiosi, un frullatone pulp che descrive un mondo corrotto ma lo fa con troppa superficialità, che alla lunga, pur senza svilire il testo, finisce per danneggiare la storia. Anzi le storie, perché cercare di prendere lo spunto migliore dai tanti film sul tema non significa ottenerne il meglio, giocare al far west post atomico in cui ci si batte per l’acqua come esseri primordiali fa pensare a tanti personaggi che hanno attraversato tale Strada… Non quella di Kerouac e infatti si vede, ci si annoia un pochino, poi si pensa che il tentativo di convincere il pubblico della sensatezza delle immagini non è alla fine malriuscito. Quello che disturba è come il più alto valore della cristianità, ovvero il sacrificio per uno scopo superiore, venga assimilato con tanta scioltezza. Un altro sostituirà il viandante quando il libro sarà al sicuro o il messaggio, affidato al custode di un ex carcere di massima sicurezza, potrà ridare speranza ad un’umanitàdilaniata? Tante sono le chiavi di lettura, complesse le tematiche affrontate e risolte in (esilaranti) mezzogiorni di fuoco. Poca, invece, l’empatia col protagonista e nel complesso verso un lavoro che, lodate le buone intenzioni, si smarrisce piano piano non sapendo quale direzione prendere davanti al cartello che indica ogni dove. Scegliere è un atto di fede!

Simone Bracci

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