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Chef – Recensione

‘Cucina e sentimento’ in questa commedia francese divertente e raffinata, con una scoppiettante coppia d’interpreti, formata da Jean Reno e Michaël Youn

Regia: Daniel Cohen – Cast: Jean Reno, Michaël Youn, Raphaëlle Agogué, Julien Boisselier, Salomé Stévenin – Genere: Commedia, colore, 84 minuti – Produzione: Francia, Spagna, 2012 – Distribuzione: Videa – Data di uscita: venerdì 22 giugno 2012.

“Chef” è una pellichefcola dall’ordito narrativo semplice ma ben strutturato, con due cavalli di razza della recitazione come protagonisti.

Il film ha il suo perno in un incontro, quello tra Alexandre Lagarde, uno chef affermato, ormai quasi annoiato dalla sua stessa bravura, e Jacky, un cuoco trentaduenne con tanti sogni e ambizioni, vero fan del grande Lagarde.

Il giovane cuoco non riesce a tenersi un lavoro in una cucina per più di un paio di settimane: troppo sofisticato per la clientela per la quale si ritrova a cucinare, che non ha nessuna intenzione di educare il proprio palato seguendo i suoi consigli. Con un figlio in arrivo, è costretto a ripiegare su un lavoro da operaio, e sarà proprio quest’impiego a dargli l’opportunità d’incontrare il suo idolo, che gli offre la possibilità di seguire uno stage nel suo ristorante di punta.

Se ne vedranno delle belle, in una pellicola che diverte con eleganza, mischiando i giusti ingredienti: humor, romanticismo, grande umanità e alta cucina.

È proprio la cucina la grande protagonista di “Chef”, il suo saper elevare lo spirito di chi prepara, quando si adopera per far star bene chi mangia, e di chi degusta, se trova nel cibo refrigerio per lo spirito.

La coppia d’attori funziona molto bene, tra Reno e Youn c’è grande sintonia; le scene nelle cucine poi, grazie anche all’aver scelto per le riprese dei cuochi professionisti (il regista ha trovato più semplice insegnare a dei cuochi come stare davanti alla macchina da presa che non a degli attori a cucinare), sono realistiche e divertenti.

Non si vedono topi in questo film, ma in parte si ritrova lo spirito scanzonato di “Ratatouille”, nella solennità delle cucine e nella grande voglia di ritagliarsi uno spazio nel mondo dei grandi chef, che accomuna Jacky al topolino Rémy.

Daniel Cohen, nato come attore di teatro, è un artista poliedrico, che spazia dalla recitazione alla sceneggiatura, alla regia; in questo lavoro, di cui ha curato anche lo script assieme a Olivier Dazat, ha voluto rievocare l’atmosfera di alcune pellicole del passato che avevano l’arte del buon cucinare come protagonista, in primis “L’ala o la coscia” col grande Louis de Funès, dove tutto era giocato sulla contrapposizione tra l’arte culinaria e la ristorazione industriale.

Anche qui si assaporano gli attriti tra i cuochi tradizionalisti e quelli che prediligono la più moderna cucina molecolare, fatta di scricchiolii, colori, e sapori concentrati in un boccone, che tanto vanno di moda al momento, godendo dei favori dei critici culinari.

Ma ciò che più diverte è il rapporto tra i due chef, che travalica la collaborazione professionale per fare spazio ad un’intesa più profonda.

Le musiche del nostro premio Oscar Nicola Piovani sono la giusta salsa che insaporisce questa deliziosa pietanza.

Maria Grazia Bosu

Chef – Recensione

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