Capitan Harlock 3D – Recensione

Capitan Harlock 3D – Recensione

Il pirata “tutto nero” è tornato ed il suo teschio è sempre simbolo di libertà

(Space Pirate Harlock) Regia: Shinji Aramaki – Genere: Animazione, colore, 115 minuti – Produzione: Giappone, 2013 – Distribuzione: Lucky Red – Data di uscita: 1 gennaio 2013.

capitanharlock3dNel 2977 esistono due forze che si contrappongono nell’universo. La corrotta coalizione Gaia, che cerca di espandere il suo dominio sul mondo intergalattico, e un misterioso pirata dello spazio che si batte contro chi ha fatto del male a lui e all’intero genere umano. Il leggendario Capitan Harlock con la sua astronave Arcadia ha un solo obiettivo: sconfiggere la flotta della Coalizione per permettere il ritorno sul quel pianeta che 500 miliardi di esseri umani, dispersi nel cosmo, chiamano ancora patria, la Terra.

Ci sono due mondi che impatteranno sul film. Chi ha seguito da ragazzino le gesta del pirata dello spazio in televisione, grazie agli episodi del cartone animato, e chi per la prima volta scoprirà il lato oscuro di un eroe dannato e il coraggio della sua fidata ciurma. Ad accumunare le aspettative delle due tipologie di pubblico una pellicola, in computer grafica, dal notevole impatto visivo. La scelta della grafica digitale è vincente per le scene di guerra. Allo spettatore, mediante un tripudio di effetti speciali, viene offerto un susseguirsi di punti di vista che permettono di assaporare in pieno le strabilianti evoluzioni delle duellanti astronavi. Inoltre gli amanti del “pirata tutto nero” non potranno non emozionarsi nei momenti in cui dalle tenebre apparirà il bianco teschio dell’Arcadia. Purtroppo la tecnica digitale non fornisce sempre la stessa performance, in special modo quando entrano in scena i personaggi umani il risultato ricorda troppo le ambientazioni di un videogame.

“Capitan Harlock” non è solo un film che colpisce per la sua bellezza digitale. È un’opera simbolica in cui la morte, la vita e l’immortalità si rincorrono nella ricerca della libertà intesa come emancipazione dalle apparenze. È la lotta contro chi vuol far credere qualcosa di diverso dalla realtà solo per tutelare i propri interessi.

Temi così importanti dovrebbero essere supportati adeguatamente dalla sceneggiatura che spesso fornisce solo un appoggio superficiale e che impoverisce la trama con colpi di scena telefonati.

Ma tutto questo è materia per i più grandi, per gli adulti quindi non ci resta che arruolarci nella ciurma del malinconico Harlock e, come recitava la sigla del cartone, chiediamogli: “Fammi rubare, Capitano, un’avventura dove io son l’eroe che combatte accanto a te.”

Riccardo Muzi

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