Caos Calmo – Recensione

Un film che non delude rispetto al romanzo di Sandro Veronesi, che rispetta, addirittura esalta le sfumature emozionali e caratteriali dei vari personaggi

Regia: Antonello Grimaldi – Cast: Nanni Moretti, Valeria Golino, Alessandro Gassman, Isabella Ferrari, Blu Yoshimi, Hippolyte Girardot, Kasia Smutniak, Denis Podalydès, Charles Berling, Silvio Orlando, Alba Caterina Rohrwacher, Manuela Morabito, Roberto Nobile, Babak Karim – Genere: Drammatico, colore, 112 minuti – Produzione: Italia, 2007 – Distribuzione: 01 Distribution – Data di uscita: 8 Febbraio 2008.

Tenero e intimo, caos-calmocosì sembra giusto definire il film “Caos Calmo”, tratto dall’omonimo libro premio Strega di Sandro Veronesi. Bello, non c’è che dire perché pur attenendosi fedelmente alla trama del romanzo, vive di vita propria e non perché è ambientato a Roma anziché a Milano o per altri particolari, bensì per il carattere forte e incisivo dato dai personaggi alla trama già di per sé originale.

Perfette e calzanti le interpretazioni di Alessandro Gassman e Valeria Golino, fratello di lui il primo e sorella della moglie morta la seconda. Entrambi riescono ad uscire dalla loro forte personalità incarnando le emozioni che Veronesi aveva fatto trasparire tra le pagine del libro. Intensi gli sguardi della Golino in cui convivono dolore e follia, mentre Gassman disincanta l’immobilità del dolore di Moretti giocando al superficiale, facendo sentire che c’è, ma non invade nessuno spazio.

I personaggi si aggirano intorno alla panchina, che nel film sostituisce in parte l’interno della macchina parcheggiata fuori scuola, e si completano uno con l’altro senza disturbarsi, il tutto incorniciato da una splendida fotografia curata da Alessandro Pesci. Attori secondari ma solo per il ruolo sono Silvio Orlando, collega di lavoro idealista e coerente, Kasia Smutniak che interpreta la ragazza che ogni giorno passa per la piazza con il cane e incrocia lo sguardo di Moretti, più un’apparizione fugace di Roman Polanski che fa un po’ da cameo nel film.

Di altro carattere possiamo definire il personaggio interpretato da Isabella Ferrari, che in tutta sincerità perde di spessore nel film perché poco approfondito rispetto al libro, mentre Claudia, la figlia di Pietro/Moretti, interpretata da Blu Yoshimi è assolutamente perfetta, delicata e non costruita su stereotipi già troppo visti in attori bambini.

Infine, ma solo per rispetto, Nanni Moretti, attore e non regista, interprete, ma sempre Moretti in alcuni sprazzi, anche lui con sguardi più eloquenti delle parole con una sola pecca: quella di aver scritto una sceneggiatura in cui la tanto pubblicizzata scena di sesso tra lui e la Ferrari viene inserita in un contesto avulso dal film, senza motivo, orfano dell’inizio drammatico e con una valenza solo fisica; allora viene da chiedersi il perché buttare una scena così forte nel mezzo del film come se non ne facesse parte.

Tuttavia l’impressione a fine proiezione è di aver visto una storia piena, senza lacune con una profondità a volte davvero difficile da rendere e per una volta tanto si resta davvero soddisfatti di come si esce dal cinema, più di quanto non lo sia stati alla fine del pur sempre valido libro.

Roberta Clemente

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