Boardwalk Empire – Recensione

L’America rivista in piccolo: gli anni ‘20 sono quanto mai attuali

Regia: Martin Scorsese – Cast: Steve Buscemi, Michael Pitt, Kelly MacDonald, Michael Shannon, Shea Whigham – Genere: Serie TV, drammatico, colore, 72 minuti, numero episodi: 12 – Produzione: USA, 2010.

boardwalkempire17 porta fortuna o sfortuna? Tanti sono i milioni di dollari spesi per far arrivare sul piccolo schermo “Boardwalk Empire”, il nuovo serial tv americano ad altissimo budget di cui Martin Scorsese ha diretto l’episodio pilota.

Il regista di New York si è buttato in una nuova avventura produttiva, dando sostegno al regista Terence Winter per creare questo serial-epopea, ambientato a cavallo tra gli anni ‘20 e ‘30.

La storia indaga le mille luci di Atlantic City e il suo microcosmo di potere. Dodici episodi costati oltre 60 milioni di dollari che hanno imposto all’attenzione del pubblico un monumentale racconto in linea con i temi cari alla filmografia di Scorsese. A partire dal nemico di tutti, il Proibizionismo, che ha portato solo il lato svantaggioso della negazione e qui, visto come l’origine del male, vero e proprio lancio della criminalità organizzata.

Scorsese dirige il pilot con maestria e dovizia dei particolari, firmando subito a suo modo la storia e il punto di vista dei personaggi, archetipi umanizzati di un universo fatto di parole e azioni. Steve Buscemi e Michael Pitt, due generazioni di attori a confronto, giocate sulla bravura e sulla dedizione al ruolo, implacabili e avidi, ambiziosi e letali, il bene contro il male, che da sempre affascina il panorama filmico scorsesiano, sempre più alla ricerca di plot estremi.

L’intro della serie affascina e rapisce, anche se ormai non è più metro di giudizio, in quanto sussistono troppe serie tv che a lungo andare perdono il filo del discorso. Di sicuro l’investimento fatto è tale da non giustificare un eventuale tracollo di pubblico, specie quello americano, estremamente volubile, ma anche sensibile ai racconti che indagano il suo passato.

Sfarzoso, eccessivo, cruento quanto basta per lanciare l’amo nelle crime stories tipiche del grande cinema, che qui si ripresenta in maniera vistosa e forse troppo riduttiva per immaginare solo pochi episodi compressi in uno sforzo produttivo e sceneggiativo enorme. La scommessa è aperta, come per Sex and The City, le porte del cinema (quello vero) si spalancheranno presto ad una versione allungata dell’intera serie. Tolti i lustrini di scena diventa solo un’inevitabile questione di tempo.

Simone Bracci

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