“Bella e perduta”, conferenza stampa di presentazione

Si è tenuta nella tarda mattinata di oggi, nel cinema Adriano di Roma, la conferenza stampa di presentazione di “Bella e perduta”, documentario sperimentale di Pietro Marcello già visionato al Festival di Locarno e destinato a fare da pre-apertura al prossimo Festival di Torino. Presenti, oltre al regista, lo sceneggiatore Maurizio Braucci, l’attore Sergio Vitolo e i rappresentanti della produzione – una collaborazione tra Avventurosa e Rai Cinema – e della distribuzione, Istituto Luce/Cinecittà.

L’abbandono della reggia di Carditello: lo spirito di denuncia alla base di un’operazione narrativa peculiare

bella-e-perdutaPartendo dall’avventura produttiva alle spalle del film, Marcello ha ricordato come la collaborazione con la casa di produzione Avventurosa sia ormai consolidata: lo stesso sodalizio è stato infatti alla base del precedente lavoro documentaristico del regista casertano, “La bocca del lupo”, vincitore del Festival di Torino e di un David di Donatello. Sono risultate fondamentali la collaborazione di Rai Cinema e quella – in un secondo momento – dell’Istituto Luce. Il film è indipendente, sia sul piano produttivo che su quello creativo.

Alla base del documentario c’è stata una volontà investigativa, ha affermato Marcello: la scoperta dello stato di abbandono in cui versava la settecentesca reggia borbonica di Carditello si è tramutata presto da indignazione a spirito di denuncia. Il sito, di enorme rilevanza storico-culturale e ora circondato da discariche (per un lungo periodo è stato anche un comodo rifugio per latitanti), ha ricevuto le cure autonome di un pastore, Tommaso Cestrone, che ha lottato in prima persona affinché non trionfassero il degrado e la trascuratezza più assoluti. La sua battaglia dal basso ha avuto un primo esito positivo: la reggia, che era finita sotto ipoteca del Banco di Napoli, è stata acquistata all’asta nel 2013 dal Mibact, su iniziativa dell’ex ministro Bray; ancora non è chiaro però se esista e in cosa consista precisamente il progetto di rivalorizzazione di questo patrimonio artistico.

La morte di Tommaso Cestrone, nello stesso 2013, ha costretto Marcello e lo sceneggiatore Braucci a rivedere i piani: si è deciso di continuare l’operazione filmica con un netto spostamento narrativo, passando il trattamento della vicenda su un piano finzionale e favolistico. Nella fattispecie, il pastore aveva preso a cuore la sorte dei bufali maschi, uccisi giovani perché non utili alla filiera produttiva (a differenza di un vitello, un bufalo impiega anni per crescere), salvandone parecchi da una sorte già segnata: la scelta è stata quindi quella di prendere un giovane bufalo, Sarchiapone, e di seguirne il percorso, elevandolo a simbolo della lotta tra la natura e il pasoliniano sviluppo senza progresso – come ha notato Braucci – e allo stesso tempo traslando la vicenda del ‘pastore che si fa principe’ sul vagabondaggio del bufalo, latore di un carico di purezza primigenia, spontanea, profondamente legata alla terra.

Pulcinella getta la maschera, l’umanità rivendica se stessa

Nell’impostazione marcatamente favolistica un ruolo cardine è coperto da Pulcinella, del quale si è voluta dare una raffigurazione non tanto legata allo stereotipo della commedia dell’arte, quanto piuttosto risalente all’origine iconografica molto antica: nella necropoli etrusca di Tarquinia un’incisione rappresenta un Pulcinella che fa da tramite tra i vivi e i morti, e proprio questa è l’accezione archetipica che Marcello e Braucci hanno voluto dare al loro Pulcinella, che a contatto con la purezza del bufalo finisce infine per rivendicare la propria umanità e gettare la maschera: un passaggio fondamentale, ha rilevato il regista, perché è il momento in cui la favola e l’inchiesta si legano, il momento in cui viene messa in scena l’assunzione di consapevolezza del cittadino.

Il documentario è girato in pellicola 16 mm: sollecitato sul tema, Marcello ha affermato di essere molto legato alla pellicola perché maggiormente capace di restituire i tempi del cinema, con il suo aspetto alchemico; ciò non implica per altro una contrarietà al digitale, che sicuramente – ha affermato – avrà modo di utilizzare in futuro.

Il film è stato acquistato dalla società di distribuzione internazionale Match Factory, che provvederà a smistarlo in giro per il mondo. Le proiezioni già effettuate a Locarno, Toronto e in altri festival internazionali hanno suscitato un consenso di critica pressoché unanime. In Italia il film sarà distribuito in 15 copie.

Marco Donati

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