Bella addormentata – Recensione

Un film coraggioso che denuncia un’innata ipocrisia

Regia: Marco Bellocchio – Cast: Toni Servillo, Isabelle Huppert, Alba Rohrwacher, Michele Riondino, Maya Sansa, Pier Giorgio Bellocchio, Gian Marco Tognazzi, Brenno Placido, Fabrizio Falco, Roberto Herlitzka, Gigio Morra, Federica Fracassi – Genere: Drammatico, colore, 110 minuti – Produzione: Italia, 2012 – Distribuzione: 01Distribution – Data di uscita: 6 settembre 2012.

bellaaddormentatalocandinaIn un freddo febbraio del 2009 si sta spegnendo la lunga e dolorosa esistenza di Eluana Englaro, in stato neuro vegetativo da 17 anni. Intorno a lei un rumorosissimo circo mediatico, in cui, alle voci di chi sostiene le ragioni del papà, Beppino, di far cessare le sue sofferenze, si mischiano quelle dei cattolici integralisti che avversano questa scelta.

Prende spunto da questo episodio il film di Marco Bellocchio, “Bella addormentata”, in concorso a Venezia. Diverse storie s’incrociano in un’atmosfera livida, da cui sono banditi tutti i colori. C’è il senatore di Forza Italia, impersonato da uno straordinario, come sempre, Toni Servillo, che deve votare contro la sua coscienza una legge che permetta di far morire Eluana, lui che anni prima ha dovuto fare i conti con una storia molto simile. Nello stesso momento, la figlia, fervente cattolica, Alba Rohwacher parte per Udine per raggiungere la veglia di preghiera per la povera malata. E lì incontra Michele Riondino che sul fronte opposto manifesta con il fratello gravemente disturbato.

Nel frattempo, in una villa veneta una grande attrice di teatro, interpretata da una spiritata Isabelle Huppert, assiste la figlia Rosa in coma anche lei, pregando con fervore al limite del fanatismo.

Ed infine, una tossica che vuole morire a tutti i costi viene costretta a vivere da un giovane medico. È un’umanità grottesca, che si muove in un mondo senza speranza. Tutti soffrono, senza mai confrontarsi l’uno con l’altra. E, in fondo, forse quelli che sembrano vivi sono più morti di quelli che lo sembrano.

Non è un film sull’eutanasia, o meglio, lo è anche “Bella addormentata” di Bellocchio. È il ritratto di un’umanità che sembra essa stessa in coma. Assistita da una classe politica ipocrita e senza valori, dove tuttavia si soffre di depressione. E a curare tutti c’è un brillante e anziano psichiatra che ha l’arguzia di Roberto Herlitka. E’ un film in cui c’è sicuramente poco da ridere, infatti, sono al vetriolo i siparietti agrodolci di Servillo e dell’anziano attore, già compagno d’avventura di Bellocchio. Mentre veramente fa orrore il mondo della politica che gira intorno al senatore in crisi di coscienza. Alla fine, la legge che doveva piacere al Vaticano slitta, ma solo perché arriva la notizia della morte della povera ragazza.

Bellocchio dirige, come di consueto, con maestria un cast di grandi attori. La storia si sfilaccia un po’ solamente alla fine, nelle vicende del personaggio di Rossa/Maya Sansa e del suo principe azzurro, il sensibile dottor Pallido/ Piergiorgio Bellocchio.

È molto sopra le righe, ma superba, l’interpretazione di Isabelle Huppert/Divina Madre, credente invasata e persa nella cura inutile della figlia, Rosa, un’impressionante Barbie in carne ed ossa, attaccata al respiratore artificiale. Scappano da quell’orrore il povero fratello Federico/ Brenno Placido e il marito silente senza più speranza, il padre senza nome nel film, impersonato da un efficacissimo Gian Marco Tognazzi.

Bellissima la fotografia livida di Daniele Ciprì, che solo alla fine si schiarisce. Il dolore trova la sua catarsi finale e la vita vince sulla morte. “Bella addormentata” è un film che picchia duro in un paese ipocrita come il nostro, e che merita senz’altro un premio a Venezia, se non altro per il suo coraggio.

Ivana Faranda

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