Ave, Cesare!

Ave, Cesare!"Ave, Cesare!", diciassettesimo film degli acclamati fratelli Joel ed Ethan Coen, era nato nella mente dei due registi nel 2004, ma il progetto venne abbandonato fino ad essere ripreso nel 2013 e completato nel 2016.

"Ave, Cesare!" chiude la cosiddetta 'trilogia del cretino' che i fratelli hanno realizzato con George Clooney, composta da "Fratello, dove sei?" e "Prima ti sposo, poi ti rovino"; in tutti e tre i film, Clooney si presta ad interpretare ruoli di uomini non propriamente brillanti, da qui il nome della trilogia.

Il detective Eddie Mannix (Josh Brolin) è stato licenziato dalla polizia e adesso lavora come ‘fixer’ per gli Studios di Hollywood. Il suo lavoro consiste nell'evitare gli scandali relativi alla vita delle star, sistemando problemi e imprevisti prima che la stampa possa speculare e costruire storie che possano danneggiare gli Studios. Qualsiasi cosa vada storta, lui deve correre ai ripari senza fare alcun clamore.

Baird Whitlock (George Clooney), il più importante attore dello star system, viene rapito durante la lavorazione del suo ultimo, colossale film, "Ave, Cesare!", dove interpreta un centurione romano ai tempi di Gesù Cristo. Eddie Mannix si vede affidare quindi l'arduo l'incarico di ritrovarlo senza che i media vengano a sapere della sua scomparsa; disperato, chiamerà in suo aiuto alcune fidate star per risolvere l'impiccio.

Il personaggio di Eddie Mannix è un incrocio tra due uomini realmente esistiti negli Studios di Hollywood degli anni '40: il vero Eddie Mannix, vicepresidente della Mgm, e il suo capo ufficio stampa Howard Strickling.

Ave, Cesare!: i retroscena di Hollywood secondo i Coen

Ave, Cesare!

Eddie Mannix (Josh Brolin) lavora e vive nella Hollywood degli anni ‘50 ed è un fixer. Svolge con successo la professione di tutore delle star: copre gravidanze extramatrimoniali, nasconde scandali, fa sparire foto troppo compromettenti. Il suo è un lavoro molto duro perché Hollywood è un circo con belve feroci e impazzite e lui ne è il domatore. Ma Eddie è bravo e tiene tutto sotto controllo, fin quando qualcosa gli sfugge di mano: l’attore protagonista di un kolossal su Gesù improvvisamente scompare durante le riprese.

Joel ed Ethan Coen tornano in grande stile: non c’è genere cinematografico che li intimorisca, anzi, danno prova di saper padroneggiare le molteplici forme della settima arte non dimenticando mai di dar sfogo alla loro tipica arguzia. Così, l’atto d’accusa allo star system hollywoodiano si ammanta delle tonalità tipiche di una commedia brillante.

Ave, Cesare!, un cinema senza trucco che diventa commedia

Dar vita alla magia, creare situazione fantastiche è la grande dote del Cinema che viene riconosciuta e celebrata, ma raccontare il dietro le quinte è come svelare il trucco di un grande illusionista che perde la sua aura di mistero e cade nel ridicolo. Improvvisamente tutti i ruoli si ridimensionano: gli attori diventano saltimbanchi privi di personalità, i registi accondiscendenti assemblatori e i produttori somigliano a testardi impresari senza scrupoli. In questo enorme e bellissimo tritacarne finiscono, loro malgrado, anche gli stessi Coen.

In "Ave, Cesare!" c’è una parossistica esaltazione del mestiere del cinema, che tende ad essere sempre più una pietra filosofale di quart’ordine, capace non solo di trasformare amabili beoti in attori di successo, ma di spacciare la finzione come realtà e, cosa più importante, in grado di tramutare la spazzatura in soldi. Lo svilimento di questo mondo colpisce in modo trasversale gli stessi ideatori dello spassoso meccanismo al ribasso che, per quanto risulti a tratti estremamente ironico e mai banale, ci restituisce una commedia non all’altezza del genio creativo osannato giustamente in passato.

Insomma, malgrado un enorme dispiego di mezzi, salutiamo un film minore del grande duo statunitense: “Ave, Coen”, alla prossima!

Riccardo Muzi

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