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Astro Boy – Recensione

Astro Boy: un robot dal cuore umano

Regia: David Bowers – Voci italiane: Silvio Muccino, Carolina Crescentini, Trio Medusa – Genere: Animazione, colore, 94 minuti – Produzione: Usa, 2009 – Distribuzione: Eagle Pictures – Data di uscita: 18 dicembre 2009.

Sicuramente “Astro Boy”, che vede per protagonista il piccolo robot giapponese, capostipite delle anime, può essere considerato a tutti gli effetti una piccola opera d’arte, dalla regia al montaggio, dalla colonna sonora all’eccezionale sceneggiatura di Timothy Harris.

In 94 minuti, in un mondo avveniristico, il regista David Bowers ci porta nella città volante di Metro City, dove il cinismo umano ha ormai avuto il sopravvento sui sentimenti. La nobiltà d’animo da sola non può bastare ad un piccolo bambino robot per sentirsi parte di un mondo che sente avulso. Astro Boy non è solo una creatura perfetta che deve sostituire un figlio tragicamente morto, è anche un ragazzo pieno di sensibilità, che incarna in sé la difficoltà di diventare grandi. Un rapporto tormentato con il padre, che non accetta il suo cambiamento, mette in crisi il piccolo eroe, che ancora non ha capito chi è e quale mai può essere il suo destino.

Del resto ognuno sente la necessità di avere un posto da considerare la propria casa, ma esiste un luogo del genere per un “diverso”, che ovunque si trovi si sente inadatto? Questo Pinocchio moderno, ingenuo e con poteri straordinari, con la menzogna si ritaglia un angolo felice nel mondo “degli scarti” (quello che crede di essere); ma al proprio destino non si sfugge e la verità, per quanto si tenti di nasconderla, prima o poi viene a galla, ferendo chi ci sta a fianco.

L’amicizia ci aiuta a superare i momenti più difficili ed anche il dolce Astro Boy, nonostante sia dotato dei poteri più straordinari dell’universo, ha bisogno di una mano per sconfiggere il male. E, se in alcuni punti il film potrebbe darvi l’impressione di una storia vista e rivista, provate a pensare in modo differente: magari è solo un omaggio agli illustri colleghi cinematografici e non.

Davide Monastra

 

Astro Boy – Recensione

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