Aspirante vedovo (2013)

Aspirante vedovo - Recensione: un film cinico e spietato, lontano dalla commedia volgare e facilona cui siamo abituati 

Un aspirante vedovo

Avete presente le commedie italiane moderne fatte di volgarità e battute facili, di banalità e temi adolescenziali? Beh dimenticatele! “Aspirante vedovo” è tutta un’altra storia.

Ispirandosi a “Il vedovo” del grande Dino Risi, Massimo Venier realizza una pellicola ‘nera’, cinica, quasi spietata. E, mentre ripercorre una storia della grande commedia italiana, la riattualizza concedendole un senso tutto nuovo.

I personaggi sfilano sullo schermo quasi fossero dei ritratti, incorniciati da inquadrature che focalizzano su una figura per volta. I visi e le figure si stagliano, quasi sempre, su sfondi sfocati che lasciano poco spazio al paesaggio circostante. La macchina da presa afferra tutto in maniera ravvicinata, persino i grandi palazzoni del cantiere di Nardi.

La familiarità che si crea con i personaggi, per via dei campi stretti delle riprese, si scontra con una totale assenza di spessore psicologico. Alberto Nardi (Fabio De Luigi), Susanna Almiraghi (Luciana Littizzetto) e tutti gli altri sono volti senza identità che Venier trasforma, volutamente, in clichè. Così il bamboccione Alberto, di cui De Luigi dà un’interpretazione credibile, diventa uno dei tanti imprenditori senza portafoglio che popolano la Milano contemporanea e la spietata Susanna, nei cui panni la Littizzetto si cala alla perfezione, diviene lo specchio della moderna donna in carriera, potente negli affari e senza scrupoli, ma irrimediabilmente sola.

Un Massimo Venier che ci ha sorpreso

La critica implacabile contro l’Italietta si espande fino a colpire la chiesa che, nella figura di Monsignore Pier (Bebo Storti), rivela il suo lato peggiore, quello attento al potere, quasi profano. Persino i personaggi che sembrano i più sensibili e potremmo dire bonaccioni, Stucchi (Alessandro Besentini) e Giancarlo (Francesco Brandi), mostrano alla fine un volto crudele ed egoista.

Che dire, poi, della giovane e sciocca Giada, amante di Alberto, e dei suoi genitori pronti a concedere la figlia al miglior offerente, senza il minimo senso di colpa? Non sono forse l’immagine di una realtà tremendamente attuale.

Questa di Venier è una pellicola lontana dalla commedia italiana contemporanea, è una storia impietosa che non si astiene nemmeno da scene violente e che a tratti fa ridere, ma di un riso crudele. Lontano dai sicuri argini del ‘politicamente corretto’, il film parla della crisi economica come di una situazione sperata e favorevole ai ricchi, riduce i bambini africani a strumenti di campagne pubblicitarie e fa del matrimonio un legame sacro che non esime, però, dallo sperare la morte del coniuge.

Il pregio del lavoro di Venier sta nel aver cercato di ricontestualizzare, con ottimi risultati, temi della commedia migliore, senza per questo scadere nella banale scopiazzatura. Con coraggio, il regista si sforza di uscire dal cinema caciarone e sguaiato per dare vita a un cinema popolare che, però, vecchio e nuovo allo stesso tempo, sappia mantenere il suo lato critico e istruttivo.

Valeria Gaetano

  • Regia: Massimo Venier
  • Cast: Fabio De Luigi, Luciana Littizzetto, Roberto Citran, Bebo Storti, Alessandro Besentini, Francesco Brandi, Ninni Bruschetta
  • Genere: Commedia, colore
  • Durata: 84 minuti
  • Produzione: Italia, 2013
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Data di uscita: 10 ottobre 2013.

aspirantevedovoGiovane imprenditore fallito, lberto Nardi (Fabio de Luigi), è sposato con la ricca e potente Luciana Almiraghi (Luciana Littizzetto), grande industriale del Nord. Luciana è stufa di avere un marito sempre inconcludente e con il conto in rosso e vuole lasciarlo.

Ma il destino sembra essere dalla parte di Alberto: sua moglie muore in un incidente aereo, lasciandogli tutta l’eredità. Alberto si gode così tutto l’impero della moglie, atteggiandosi a grande capitano d’industria. Ma nel giro di 24 ore si scopre che è tutto un equivoco: Luciana non è mai salita su quell’aereo e ritorna in sella più agguerrita che mai. Alberto ritorna ad essere in piccolo uomo inutile di prima, ma avendo sperimentato il gusto di essere ricchi, cercherà il modo per sbarazzarsi della moglie.

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