Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie – Recensione

L’evoluzione di una specie, atto secondo

(Dawn of the Planet of the Apes) Regia: Matt Reeves – Cast: Andy Serkis, Jason Clarke, Gary Oldman, Judy Greer, Keri Russell, Toby Kebbell, Enrique Murciano, Kirk Acevedo, Kodi Smit-McPhee, Jocko Sims – Genere: Azione, colore, 130 minuti – Produzione: USA, 2014 – Data di uscita: 30 luglio 2014.

apesrevolutionSono passati dieci anni da quando, a causa di esperimenti di laboratorio, il genere umano metteva a rischio la propria esistenza e nello stesso tempo dava vita a una nuova stirpe di scimmie geneticamente evolute.

Nel frattempo i primati hanno costruito delle solide fondamenta di una proto-società basata sul rispetto dei simili (scimmia non uccide scimmia) e su una confortevole simbiosi con madre natura.

Gli uomini, però, non sono scomparsi del tutto: un gruppo di sopravvissuti, alla ricerca di fonti energetiche, verrà a contatto con il nuovo popolo e l’impatto tra le due razze, intrise di un fortissimo istinto di conservazione, non potrà che essere violento.

La rivoluzione, citata impropriamente nel titolo, si può rintracciare solamente nella scelta del punto di vista attraverso il quale vengono raccontate le vicende. Negli occhi cerulei di Cesare, capo dei primati, si dipana la storia di una lotta primordiale contro chi si arroga il diritto di sottomettere l’uno all’altro.

Non ci sono dubbi che siamo di fronte ad un film d’intrattenimento che trae molto della sua linfa dalle notevoli sequenze action ma, i rimandi a suggestioni più profonde, rendono “Apes revolution” un blockbuster movie più attraente della media.

Tra i quasi doverosi passaggi retorici e didascalici, tipici dei filmoni americani, si scorgono piccole scintille di particolare sagacia narrativa che illuminano a sprazzi la scena consegnando al pubblico atmosfere western, nelle scene d’azione, e momenti allegorici nelle occasioni di confronto tra uomo e scimmia. Su questo duello si allungano le ombre della mancanza di fiducia, della difficoltà ad accettare l’altro: ristagni dell’animo umano, cibi prediletti dell’odio e della rabbia.

Gli spettacolari effetti speciali non sono solo impiegati a fini estetici ma aiutano, somministrando pathos e intensità, il fluire della storia sufficientemente avvincente. Andy Serkis, attraverso la “performance capture”, interpreta in modo straordinario il ruolo di Cesare, mentre risulta sprecato il talento di Gary Oldman costretto in un personaggio di secondo piano.

Il finale spalanca le porte ad un nuovo episodio della saga: il genere umano avrà un’altra chance con le scimmie e con se stesso.

Riccardo Muzi

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