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Anni felici – Recensione

Luchetti indaga su un altro microcosmo famigliare, ma questa volta non riesce ad emozionare totalmente il pubblico

Regia: Daniele Luchetti – Cast: Kim Rossi Stuart, Micaela Ramazzotti, Martina Gedeck, Samuel Garofalo, Niccolò Calvagna – Genere: Commedia, colore, 100 minuti – Produzione: Italia, 2013 – Distribuzione: 01 Distribution – Data di uscita: 3 ottobre 2013.

annifeliciCon “Mio fratello è figlio unico”, suo primo film che vede protagonista una famiglia, Daniele Luchetti si era servito dei fratelli Benassi per parlare dell’opposizione degli scontri tra comunisti e fascisti nell’Italia a cavallo tra gli anni ’60 e 70. Nel 2010 è sempre una famiglia, questa volta quella di Claudio, protagonista de “La nostra vita”, ad essere utilizzata come filtro per parlare al pubblico di immigrazione clandestina, lavoro in nero e speculazioni edilizie e di storie di piccola criminalità di periferia.

Per “Anni Felici” invece Daniele Lucchetti sceglie di narrare le vicende che cambiarono per sempre le vite di Guido, Serena e dei loro due figli puntando tutto sulle emozioni. Forse proprio per la scelta stilistica intrapresa dal regista, lo spettatore si ritrova a provare la stessa curiosità ma al tempo stesso anche lo stesso distacco suscitato da una lettura, nata per caso, del diario segreto di uno sconosciuto. Dalla sceneggiatura, in parte ispirata a storie legate alla famiglia del regista, Stefano Rulli e Sandro Petraglia, decidono di relegare ad una funzione meramente di contorno la descrizione degli anni ’70, anni sì di grande libertà di idee e sessuale, ma anche di grande violenza scegliendo di concentrarsi solo sul piccolo microcosmo rappresentato da Guido e Serena.

Guido, è un artista con l’aspirazione di diventare un nome nel panorama dell’arte concettuale, Serena sua moglie è una donna fragile ed insicura che ha sempre e solo vissuto in funzione di questo marito che ama alla follia ma da cui, forse proprio per il troppo amore, viene costantemente respinta. E’ proprio Serena con la sua evoluzione che porta il pubblico a domandarsi quale sia la vera natura dell’amore. Se da un lato nella pellicola i legami affettivi vengono visti come fonte di sicurezza e calore, dall’altro vengono anche interpretati come un rifugio per le insicurezze che albergano in ognuno di noi. Come succede spesso nella vita reale è proprio nel momento in cui Serena affronta un percorso alla scoperta di sé stessa che riesce poi ad imparare il vero significato della parola amore che non per forza deve essere vista come antonimo di libertà.

Anche la regia sembra essere stata messa a servizio dello stile lirico e intimista scelto per la pellicola ed ecco che Daniele Luchetti decide di costellare il film con delle riprese sgranate in Super 8 e 16 mm, che faranno la felicità degli amanti del cinema.

Sebbene entrambi i personaggi descritti siano molto interessanti nella loro complessità e siano stati sorretti dalle magnifiche interpretazioni di Kim Rossi Stuart e di Micaela Ramazzotti, qui nella sua miglior performance fin ad oggi, forse limitare un po’ la componente emozionale del film lasciando maggior spazio anche alla narrazione del contesto storico in cui si muovono sarebbe servito a far sentire il pubblico maggiormente coinvolto dalla vicenda. Gli adulti infatti rivivendo quegli anni attraverso un film si sarebbero potuti emozionare ricordando i propri ‘anni felici’ mentre la pellicola avrebbe potuto affascinare i più giovani tramite il racconto di un periodo che loro non hanno vissuto.

Nonostante la pellicola sia stata ben scritta e ben interpretata, infatti, chi guarda si ritrova a sentirsi troppo estraneo alle vicende narrate per potersi emozionare fino in fondo.

Mirta Barisi

Anni felici – Recensione

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