Animals – Recensione

Opera prima riuscita a metà questa del trentenne barcellonese Marçal Forés, una sorta di “Donnie Darko” in salsa catalana, in cui le atmosfere noir si mischiano al travaglio interiore del giovane e infelice protagonista

Regia: Marçal Forés – Cast: Oriol Pla, Roser Tápies, Martin Freeman, Augustus Prew, Dimitri Leonidas – Genere: Fantasy-drama, colore, 91 minuti – Produzione: Spagna, 2012.

animalsPresentato in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma 2012, nella sezione autonoma ‘Alice nella città’, “Animals” è il primo lungometraggio del giovane regista Marçal Forés, realizzato grazie al progetto ‘Opera Prima’, promosso dalla Escandalo Films, che ha sede a Barcellona, e dalla ESCAC, una delle più grandi scuole di cinema spagnole, per favorire il debutto dei registi che hanno studiato presso di loro.

“Animals” è un film inquietante, a tratti apparentemente simile a molti film sul disagio adolescenziale, se non fosse che i protagonisti sono si adolescenti, ma adolescenti disturbati.

Il protagonista, Pol, interpretato egregiamente da Oriol Pla, è un giovane che fatica a crescere, che ha tante difficoltà a relazionarsi con gli altri, persino con il fratello, che lo accudisce con grande amore.

Ha un’amica da sempre, Laia, segretamente innamorata di lui, con la quale condivide il tempo ma non i pensieri, che preferisce confidare a Deerhoof, il suo amico immaginario, identificato con un vecchio orsetto di pezza, dal quale non riesce a staccarsi.

L’arrivo nella scuola di Ikari, un misterioso ragazzo che sembra nascondere tanti segreti, spaventa e ammalia Pol, accrescendo il suo malessere, che nasce soprattutto dal fatto che il ragazzo non abbia ancora preso coscienza di se, non riuscendo ad accettarsi e a pacificarsi col mondo, dal quale vive quasi completamente sconnesso.

Il racconto, che a tratti ricorda “Donnie Darko”, ma non ne è all’altezza, procede alternando introspezione interiore del protagonista a momenti più cupi, dal sapore pulp, non riuscendo però mai ad entrare in profondità nei personaggi, che appaiono spesso solo accarezzati in superficie.

Le vicende non sono accompagnate da quel crescendo di tensione che avrebbe giovato al ritmo di un film poco dinamico, di certo non sostenuto dal poco incisivo accompagnamento sonoro.

Il regista dimostra particolare attenzione per le riprese all’aperto, che oseremmo definire ‘naturaliste’, gli scorci di Barcellona sono intensi, molto affascinanti anche le scene all’interno del MNAC, soprattutto una, in cui il giovane protagonista viene quasi assorbito da un quadro di grandi dimensioni, rappresentante una straziante scena di guerra, dall’evidente valore simbolico.

Maria Grazia Bosu

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