Amore a prima svista – Recensione

Amore a prima svista – Recensione

Una commedia non pienamente riuscita, ma perfetta per confermare il divertentissimo Jack Black come uno dei re del genere

(Shallow Hal) Regia: Bobby Farrelly, Peter Farrelly – Cast: Gwyneth Paltrow, Jack Black, Jason Alexander, Susan Ward, Anthony Robbins – Genere: Commedia, colore, 113 minuti – Produzione: USA, 2001 – Distribuzione: 20th Century Fox – Data di uscita: 12 Aprile 2002.

amoreaprimasvistaÈ sicuramente “Amore a prima svista” dei fratelli Farrelly, a lanciare definitivamente Jack Black come protagonista, dopo una serie di ruoli comprimari.

Al centro della storia il giovane e superficiale Hal (Jack Black), che riesce a vedere delle donne solo l’aspetto esteriore (il titolo originale è proprio “Shallow Hal”, che può essere tradotto “Il superficiale Hal”). Insoddisfatto perché rifiutato da bellezze al di sopra della sua portata, il giovane cambia repentinamente atteggiamento, dopo essere rimasto intrappolato in un ascensore insieme a un guru portatore di autostima, che, attraverso una sorta di ipnosi, stravolge totalmente il suo modo di pensare. È così che Hal si innamora della dolce ma grassa Rosemary, la cui bellezza interiore corrisponde esteriormente – ma solo ai suoi occhi – a un fisico mozzafiato ben rappresentato da una Gwyneth Paltrow in gran forma, costretta a recitare per gran parte della pellicola in una soffocante tuta di lattice, attraverso la quale ogni sua curva è stata totalmente stravolta.

Nonostante la pungente cattiveria che caratterizza la maggior parte dei dialoghi del film, soprattutto quelli in cui Jack Black ha come spalla il suo coinquilino Mauricio, “Amore a prima svista” vuole mettere alla berlina tutta una serie di retaggi culturali, tipici della società dell’apparenza in cui viviamo. Ma l’operazione non riesce: il linguaggio è volgare, la storia non regge e la macchina da presa indugia su corpi statuari, che invece di avvalorare una morale dei buoni sentimenti, sembra ribaltarla. Nonostante ciò, grazie ad alcune gag originali e all’interpretazione di Jack Black, la cui espressività è come sempre un fiume in piena, il divertimento fine a se stesso è assicurato, sebbene non sia all’altezza di “Tutti pazzi per Mary” (1998) e di “Io, me e Irene” (2000).

Laura Calvo

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