American Sniper – Recensione

American Sniper – Recensione

Una superba performance di Bradley Cooper nell’ultimo film drammatico Clint Eastwood sulla vita di Chris Kyle, U.S. Navy SEAL

Regia: Clint Eastwood – Cast: Bradley Cooper, Sienna Miller, Jake McDorman, Luke Grimes, Navid Negahban – Genere: Azione, colore, 134 minuti – Produzione: USA, 2015 – Distribuzione: Warner Bros Italia – Data di uscita: 1 gennaio 2015.

america-sniperChris Kyle, U.S. Navy SEAL, viene inviato in Iraq con una missione precisa: proteggere i suoi commilitoni. La sua massima precisione salva innumerevoli vite sul campo di battaglia e mentre si diffondono i racconti del suo grande coraggio, viene soprannominato “Leggenda”. Nel frattempo cresce la sua reputazione anche dietro le file nemiche, e viene messa una taglia sulla sua testa rendendolo il primario bersaglio per gli insorti. Allo stesso tempo, combatte un’altra battaglia in casa propria nel tentativo di essere un buon marito e padre nonostante si trovi dall’altra parte del mondo.

“American Sniper”, di Clint Eastwood è un resoconto della guerra in Iraq come se fosse osservata attraverso il mirino del fucile del Navy SEAL Chris Kyle, i cui quattro turni di servizio lo riconoscono come il tiratore più letale nella storia militare degli Stati Uniti. La storia si sviluppa gradualmente insieme alla complessa psicologia del protagonista che non solo fa vedere, ma fa vivere allo spettatore cicatrici psichiche della battaglia, grazie ad una prestazione eccellente di Bradley Cooper. Il personaggio è studiato e approfondito nei dettagli, vengono mostrati sia molti aspetti del rapporto con la moglie e della vita persona, sia l’indagine, abbastanza contundente, del lavoro fisico e psicologico preteso in prima linea.

Sebbene a dirigere la pellicola ci doveva essere Steven Spielberg (il progetto risale infatti alla scorsa estate, solo pochi mesi dopo la morte di Kyle in Texas all’età di 38 anni), “American Sniper” risulta essere molto più alla portata di Eastwood, che ovviamente non delude mai come aveva già dimostrato nei film a tema guerra: “Flags of Our Fathers” e “Lettere da Iwo Jima”. Il regista non ha voluto analizzare tanto la brutalità della guerra, ma studiare e scoprire la natura degli uomini per i quali la violenza e la giustizia si confondono, rendendo ambigua la definizione di eroismo. Su questi aspetti Kyle si pone dei dubbi, dopo il soprannome di “Leggenda” dai suoi compagni di truppa e dopo aver raggiunto un record impressionante di 160 uccisioni confermate. Ma il suo eroismo è stato riconosciuto non solo per il numero di persone uccise ma anche per come ha affrontato le ferite della guerra, in lui e in quelle create alla famiglia.

Lo script di “American Sniper” è basato sul libro omonimo, scritto da Kyle insieme a Scott McEwen e Jim DeFelice, che racconta le sue esperienze in guerra. Ma Eastwood porta la sua indagine anche sul rapporto del protagonista con la famiglia, la sua attenzione è su un soldato statunitense eccezionalmente dotato che lotta per dare un senso alla sua piccola casa ma essenzialmente in una guerra che capisce solo in parte. La foto di Eastwood non può fare a meno di richiamare “The Hurt Locker”, un altro dei pochi film drammatici del conflitto Usa-Iraq, che scavano profondità rivelatrici. Rivelazione che vengono magistralmente riportate sul volto di Bradley Cooper che riesce ad esprimere in un viso sempre più stravolto dalla guerra, tutte le sue conseguenze inespresse.

Le scelte visive, la fotografia rafforzano lo scontro tra l’inferno della guerra moderna (il cui colore delle immagini è del tutto prosciugato) e il purgatorio borghese della vita americana, accentuata da un mix sonoro che ci permette attraverso ogni colpo di pistola e ricordo, di vivere in prima linea il malessere del protagonista. Mentre la colonna sonora è molto debole, l’accompagnamento è quasi impercettibile; in un film che ci incoraggia a riflettere e sentire, è una scelta che già dice tutto.

Federica Fausto

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