America Latina (2021)

America Latina: un film con una forte valenza onirica

America Latina film

Fa discutere "America Latina", presentato in Concorso al Festival di Venezia 2021. Il lavoro dei fratelli D'Innocenzo dopo la visione va metabolizzarlo, perché è un film difficile da leggere tra le righe e da scrivere perché il rischio spoiler è dietro l’angolo. Ne è protagonista Massino (Elio Germano), dentista ricco con una casa che si potrebbe paragonare ad un acquario, con architettura ipermoderna, situata nel cuore di quelle che un tempo erano le paludi intorno a Latina, luogo da cui provengono gli autori. L’inizio mostra una realtà assolutamente tranquilla, anche se qualche segnale inquietante si coglie quasi subito negli occhi di una delle due figlie. Un evento banale, come lo scoppio di una lampadina lo porta in cantina. E qui inizia la vera storia, che è un mix di sensazioni e immagini viste tutte dall’occhio del protagonista. Tutto si potrebbe sinterizzare con la parola paranoia e solitudine di un uomo che non capisce esattamente ciò che sta accadendo nella sua cantina, un luogo puramente metaforico visto in chiave psicoanalitica.

America Latina: un noir psicologico con molte chiavi di lettura

Come in “Favolacce”, ci sono delle note stonate nella narrazione e segnali impercettibili di una dimensione spazio/temporale alterata come in Lynch. In una corsa in macchina nella notte arriva subito in mente allo spettatore “Strade perdute”, storia surreale di un uomo in fuga. Una sgradevolissima luce rossa illumina inoltre molte scene importanti, rievocando in qualche modo il classico di Dario Argento “Suspiria”, primo capitolo di una trilogia sulle tre madri triade di streghe.

Il film è a dir poco contorto ma molto affascinante. In realtà, va visto entrando nella testa del protagonista che cade lentamente in una sorta di dimensione parallela. Ci sono simboli ovunque, dal contrasto sopra/sotto casa, ovvero casa di vetro/cantina, alla visita al padre, uomo povero e malato che rifiuta il figlio. Oppure, forse lui è un alter ego del figlio in caduta libera verso un compleanno di cui neanche si ricorda il giorno?

I registi in quella data che sembra topica per l’uomo, ne raccontano il risveglio, inquadrandolo prima in primissimo piano, poi lentamente a figura intera ancora a letto in posizione fetale. Lo aspettano le sue tre donne, forse streghe con una torta fumante e ripiena di marmellata rossa in una stanza rossa anche questa. Ciò che colpisce in “America Latina” è la totale mancanza, inizio a parte, in Massimo e famiglia di un legame con il mondo esterno, che sembra sparire se non nel finale criptico. Tutto il film del resto è nella dimensione onirica degli autori prima, dell’attore protagonista in scena e in finis dello spettatore. Per poterlo apprezzare non si deve cercare un senso a tutti i costi ma occorre lasciarsi andare e perdersi nei meandri di un Elio Germano sempre più allucinato e assolutamente convincente in un ruolo complesso.

Così come lo è il film in questione, forse non completamente riuscito se non per il lato tecnico. Non è un prodotto di facile fruizione, ma conferma l’originalità di un duo di registi che senz’altro non ha paura di esplorare territori ignoti e pericolosi, per cui forse non sono ancora del tutto pronti.

Ivana Faranda

  • Regia: Damiano D'Innocenzo, Fabio D'Innocenzo
  • Cast: Elio Germano, Astrid Casali, Sara Ciocca, Maurizio Lastrico, Carlotta Gamba, Federica Pala, Filippo Dini, Massimo Wertmüller
  • Genere: Thriller, colore
  • Produzione: Italia, 2021
  • Distribuzione: Vision Distribution
  • Data di uscita: 25 novembre 2021

America Latina poster“America Latina” è un film dei fratelli D'Innocenzo, presentato in Concorso al Festival di Venezia 2021.

America Latina: la trama

Massimo Sisti è un uomo sereno. Ha uno studio dentistico a Latina e vive nell’agiatezza. Ha una bella casa e una famiglia che ama. Questa pace è destinata a finire quando troverà una sorpresa in cantina.

Commento dei registi

“Abbiamo scelto di raccontare questa storia perché, semplicemente, era quella che ci metteva più in crisi. In crisi come esseri umani, come narratori, come spettatori. Una storia che sollevava in noi domande alle quali non avevamo (e non abbiamo, nemmeno a film ultimato) risposte che non si contraddicessero l’una con l’altra. Interrogarci su noi stessi è la missione più preziosa che il cinema ci permette e America Latina prende alla lettera questa possibilità, raccontando un uomo costretto a rimettere in discussione la propria identità. Essendo gemelli, anche i nostri due film precedenti raccontavano storie di famiglie, di senso di appartenenza, di sangue, ma non ci eravamo mai addentrati così a fondo nel tema e abbiamo scelto la via per noi più rischiosa: la dolcezza. La dolcezza e tutte le sue estreme conseguenze. America Latina è un film sulla luce e abbiamo scelto il punto di vista privilegiato dell’oscurità per osservarla.”

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