Alaska – Recensione

Alaska – Recensione

  • Regia: Claudio Cupellini
  • Cast: Elio Germano, , Valerio Binasco, Paolo Pierobon, Marco D’Amore, Roschdy Zem, Elena Radonicich, Franco Moscon, Stefano Fregni, Nicola Sisti Ajmone
  • Genere: Drammatico
  • Produzione: 125 minuti
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Data di uscita: 5 novembre 2015

“Alaska”: la degenerazione romantica di un amore fragile e passionale

Alaska

Una storia d’amore che è anche un connesso percorso di formazione: la relazione tra Fausto e Nadine, concepita in un incontro casuale su un tetto parigino e sviluppata in una serie di simmetriche peripezie che continuamente la intensificano e la distruggono per poi riabilitarla nella sua primigenia purezza passionale, è strutturata in un gioco di incastri e di ribaltamenti che conduce lentamente a una reciproca e definitiva rivelazione.

Le vicende che portano a una serie di rischiose separazioni sono impostate in un rispecchiamento pressoché perfetto: il carcere, il contenzioso economico per l’apertura del locale “Alaska” con l’utilizzo dei risparmi di Nadine, l’incidente stradale che compromette la carriera di modella della donna mentre gli affari di Fausto prendono la piega giusta, il tradimento di Nadine dovuto alla frustrazione, la separazione aggressiva e la nuova sistemazione dell’uomo con una donna di alta collocazione sociale; tutti elementi che di volta in volta rovesciano i rapporti di potere tra i due e destabilizzano il filo sottile dell’equilibrio, in uno stato di sempre più accentuata tensione e nello scambio geometrico dei ruoli e delle situazioni.

La natura del conflitto è caratterizzata in prima istanza dalla contrapposizione netta tra la passione romantica che lega i due protagonisti in un contatto viscerale e la tendenza individuale alla scalata sociale, che vede sia Fausto che Nadine risolutamente determinati all’affermazione autonoma: sembra che la serenità amorosa e il successo lavorativo non possano coesistere se non a scapito di una delle due personalità, che finiscono così per scontrarsi violentemente, con spirito di sopraffazione, in una degenerazione progressiva che può trovare risoluzione solo nella congiunta riduzione dell’istintivo egoismo.

“Alaska”: picchi emotivi diluiti in un’estensione eccessiva dell’arco narrativo

Nel film di Cupellini succedono cose, si susseguono eventi cruciali e svolte radicali: il ritmo narrativo è rapido, ben scandito, e alcune scene riescono a raggiungere picchi di intensità emozionale nella potenza della conflittualità esibita anche in senso fisico; d’altro canto, l’estensione eccessiva dell’arco narrativo conduce a una certa ridondanza, e alcune punte patetiche si smarriscono in una dilatazione che incide pesantemente sull’efficacia del discorso, come a voler protrarre a tutti i costi situazioni e atteggiamenti che avrebbero invece giovato di una maggiore asciuttezza nell’esposizione.

Fausto e Nadine si conoscono a Parigi, sono subito separati dalla temporanea reclusione in carcere del primo e costruiscono la relazione a Milano, dove nel frattempo la donna si è trasferita: Elio Germano e Astrid Bergès-Frisbey sono bravi nel calibrare l’aspetto linguistico, con l’utilizzo alternato del francese e dell’italiano che profonde una gamma di sfumature in continua variazione. Se il viso magnetico della Bergès-Frisbey restituisce bene la fragilità emotiva nei momenti di serenità e in quelli di rassegnazione, non riesce però a contenere del tutto le reazioni aggressive e gli scatti furiosi, finendo per deformarsi in modo eccessivo; Germano, all’opposto, dà il meglio di sé nei momenti di tensione estrema, finendo però per appiattire il livello di gradazione espressiva e facendo debordare il suo Fausto in un’espansione costante, sempre sopra le righe anche nei momenti più distesi: il discorso sull’interpretazione, qui, finisce inevitabilmente per legarsi con il punto critico della sceneggiatura – su entrambi i piani il depotenziamento è dovuto forse a una diluizione forzata, là dove una maggiore compressione narrativa avrebbe valorizzato i diversi punti di esplosione del racconto.

Un elemento di profondità è dato dalla caratterizzazione autonoma dei personaggi secondari, la cui presenza incide pesantemente nella presa di coscienza dei due protagonisti e nella costruzione del rapporto: le loro azioni e i loro comportamenti hanno una dignità propria, non subalterna, e si elevano per via indiretta e sotto alcuni aspetti a dimostrazioni pedagogiche fondamentali nel recupero del sentimento originario che lega Fausto e Nadine, nella risoluzione niente affatto consolatoria dell’odissea passionale.

Marco Donati

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