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Afterschool – Recensione

Un film coraggioso che non ha paura di mostrare l’attuale mondo degli adolescenti per quel che è, senza inutili orpelli

Regia: Antonio Campos – Cast: Emory Cohen, Rosemarie DeWitt, Ezra Miller, Michael Stuhlbarg, Addison Timlin, Jeremy White, Gary Wilmes, Byrdie Bell, Danielle Baum, Paul Lucenti, Harrison Lees, Anna Maliere, Christopher McCann, Alexandra Neil, Paul Sparks – Genere: Drammatico, colore, 122 minuti – Produzione: USA, 2008, BorderLine Films – Distribuzione: Bolero Film – Data di uscita: 26 febbraio 2010.

afterschoolÉ la “Generazione Youtube” la grande protagonista del primo film di Antonio Campos, “Afterschool”. Presentato al Festival di Cannes 2009 nella sezione “Un Certain Regard” è un ritratto impietoso della “peggio gioventù”.

Robert è un ragazzo ricco ed introverso che studia in una prestigiosa scuola del New England in Usa. Lui ed i suoi compagni vivono in un’atmosfera ovattata, quasi una sorta di mondo parallelo. Le gemelle Tolbert sono le ragazze più ammirate della comunità, ma un tragico incidente pone fine alla loro vita. L’elaborazione del lutto collettivo passerà attraverso un video che Robert girerà in loro memoria, anche perché il caso vuole che proprio lui sia stato inconsapevole testimone della loro morte.

In tempi di social network come Facebook si è palesata una generazione dominata dall’acronimo “Sem” ovvero Solitudine, Esibizionismo e Mercato. I ragazzi raccontati da Campos vivono letteralmente su Internet per non sentirsi soli e la loro presenza è palesata al mondo solo attraverso i video che caricano su Youtube. Non è casuale che una storia così l’abbia raccontata un regista appena ventiquattrenne, il cui primo corto del 2004 parlava di adolescenti e droghe. E proprio per questo il film è assolutamente privo di qualsiasi giudizio morale. Campos accende la telecamera e filma senza filtri la realtà in un unico piano sequenza.

Il risultato è una narrazione lenta e caratterizzata da immagini sporche quasi da filmino casalingo della prima comunione. E proprio la lentezza, che a prima vista è un limite, è voluta dal giovane artista per raccontare i veri adolescenti con le loro paure e non quelli stereotipati dei video di MTV.

Alla fine della storia verrà fuori che nessuno dei protagonisti è innocente, da Robert al suo compagno di stanza che forniva coca alle gemelle, anche se l’avranno vinta come al solito gli adulti benpensanti che presenteranno il video di Robert in versione riveduta e corretta. Le due cattive ragazze morte subiranno loro malgrado un processo di beatificazione. Non si sa chi sia peggiore: se gli adolescenti perduti o i loro padri/insegnanti che non vogliono vedere in alcun modo la verità e li lasciano soli. In sintesi, “Afterschool” è un film coraggioso che non ha paura di mostrare il mondo attuale per quel che è, senza inutili orpelli.

Ivana Faranda

Afterschool – Recensione

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