A Single Man – Recensione

Filosofia di vita e stile visivo incisivo si intersecano in un originale pellicola di Tom Ford, da stilista e promettente regista

Regia: Tom Ford – Cast: Colin Firth, Julianne Moore, Matthew Goode, Ginnifer Goodwin, Nicholas Hoult, Ryan Simpkins, Keri Lynn Pratt, Teddy Sears – Genere: Drammatico, colore, 99 minuti – Produzione: USA, 2009 – Distribuzione: Archibald Enterprise Film – Data di uscita: 15 gennaio 2010.

a-single-manUscendo dal cinema dopo aver visto “A Single Man”, si ha come l’impressione di non aver assistito ad un film, ma ad una lezione di vita. È una pellicola spirituale che, attraverso la vicenda di un professore universitario, narra l’essenza del genere umano, diviso da millenni tra Eros e Thanatos.

Tom Ford filosoficamente ispirato ci racconta, in una successione di sequenze stilisticamente perfette, una storia imbevuta di simboli filosofici, mitologici e religiosi che arricchiscono e non sviliscono (come accade in molti film) una struttura narrativa semplicemente perfetta. Si passa con disinvoltura da “Le Metamorfosi” di Ovidio a Goethe, dalle feste pagane del corteggiamento al mistero della nascita.

L’estetica visiva riesce ad essere all’altezza dell’ottima sceneggiatura. I protagonisti nascondono la loro paura di vivere sotto la perfezione formale. Basti notare ad esempio come i volti dei personaggi e le situazioni che vivono s’illuminano dei diversi colori dello stato d’animo: il blu spirituale, il rosso lussuria, il rosa tenerezza ed infine il grigio presagio di morte. Aiutata dal bellissimo romanzo di Christopher Isherwood, la narrazione procede lenta, ma mai noiosa: romantica e sentimentale.

Nei personaggi – soprattutto il professor George Falconer, interpretato magistralmente da Colin Firth, che dopo aver vinto la Coppa Volpi a Venezia, meriterebbe di alzare l’Oscar sul cielo di Los Angeles – c’è tutta la forza della pellicola. Il tema dell’omosessualità è, infatti, solo sfiorato e non è il perno della storia, come si potrebbe immaginare. Non vi aspettate una storia d’amore gay perché “A Sigle Man” è tutt’altro. È solo la vicenda di un uomo ossessionato dal passato, non riuscendo ad immaginare un futuro a causa della morte del compagno in un incidente stradale. Ricordi della vita felice che riaffiorano ossessivi in ogni cosa che l’occhio del protagonista scruta: che sia il rimmel di una segretaria dell’università o una rosa rossa davanti al portone di una casa.

Nulla in questo film è lasciato al caso: ogni cosa è studiata nei minimi dettagli. Elegante e chic, formalmente perfetto, come le collezioni a cui ci aveva abituato Tom Ford nella sua carriera da stilista. Si possono dunque fare ancora dei gioielli cinematografici senza l’utilizzo delle abusate tecniche tridimensionali.

“A Single Man” riesce ad essere piacevole alla vista senza eccedere nella spettacolarità delle tecniche digitali. Che dire? La risposta migliore a Cameron, che fino a qualche mese fa si vantava che grazie al suo “Avatar” non sarebbero esisti mai più pellicole con personaggi in carne ed ossa, la dà Tom Ford con questa sua opera prima. Sinceramente poi se questo è l’inizio aspettiamoci grandi cose in futuro da questo Regista, l’uomo à la page che il cinema stava aspettando.

Davide Monastra

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