Perfect Day – Recensione

Perfect Day – Recensione

  • Titolo originale: A Perfect Day
  • Regia: Fernando León de Aranoa
  • Cast: Olga Kurylenko, Benicio Del Toro, Tim Robbins, Melanie Thierry, Fedja štukan, Frank Feys, Antonio Franic, Eldar Residovic
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 106 minuti
  • Produzione: Spagna 2015
  • Distribuzione: Teodora Film
  • Data di uscita: 10 Dicembre 2015

Perfect Day: operatori umanitari troppo umani contro l’assurdità della guerra

a-perfect-day_foto1995. Mentre si allontanano faticosamente gli ultimi echi del conflitto bosniaco, una squadra di quattro operatori umanitari è impegnata nelle impervie terre dei Balcani. Il team, guidato dal carismatico Mambrù (Benicio del Toro), ha una missione da portare a termine: rimuovere un cadavere da un pozzo per evitare che l’acqua contamini le zone circostanti.

Traendo ispirazione dal romanzo “Dejarse llover” di Paula Farias (direttore operativo di Medici senza Frontiere) il regista spagnolo Fernando León de Aranoa con “A Perfect Day” si incammina nell’eterna palude dell’assurdità della guerra. Per contrastare il mortifero pantano, nel quale ha deciso di imbattersi, usa armi non convenzionali come l’ironia e un ritmo da commedia, riuscendo a trovare un certo equilibrio tra la macabra realtà e la giovialità dei protagonisti.

L’indolenza di Mambrù, la bizarria di B (Tim Robbins), l’idealismo di Sophie (Melanie Thierry) e la disinvoltura di Katya (Olga Kurylenko) sono gli strumenti messi a disposizione per l’interpretazione degli avvenimenti post conflitto: la frivolezza dei loro dialoghi, in cui Robbins la fa da padrone, si propaga sul tessuto narrativo mostrando con disincanto quanto sia farraginoso e complicato il congegno degli aiuti umanitari.

A Perfect Day: troppa leggerezza a discapito della denuncia

Sebbene lo faccia con abilità, la pellicola presta troppo il fianco alla leggerezza. Se è possibile sorvolare sui momenti altamente demagogici e sulle tipologie stereotipate dei personaggi, dovute soprattutto alla chiara volontà di inquadrare il racconto su un’intelaiatura semplice e prevedibile, non si può evitare un volo radente sulla progressiva desertificazione dei temi trattati. Passano colpevolmente in secondo piano alcuni aspetti storici che sottraggono preziose risorse idriche al già complicato sistema d’irrigazione del giardino della denuncia.

Colpisce comunque il grottesco racconto di un miope mantenimento delle regole a discapito del buon senso. Perfino in uno scenario dove la legge è saltata in aria, anni addietro, con il primo colpo di mortaio, c’è qualcuno che non ha alcun timore nel difendere a spada tratta codici e codicilli. “Perfect Day” ci ricorda, se mai l’avessimo dimenticato, che moriremo di burocrazia e non ci sarà il benché minimo aiuto umanitario a venire in nostro soccorso.

Riccardo Muzi

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