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Giù al Nord – Recensione

Una commedia francese divertente e piacevole contro il pregiudizio

(Bienvenue chez les Ch’tis) Regia: Dany Boon – Cast: Kad Merad, Dany Boon, Michel Galabru, Line Renaud, Zoé Félix, Philippe Duquesne – Genere: Commedia, colore, 106 minuti – Produzione: Francia, 2007 – Distribuzione: Medusa – Data di uscita: 31 ottobre 2008.

giu-al-nordIn un film napoletano si diceva che “si è sempre meridionali di qualcuno”, per la Francia è esattamente il contrario. Il Nord del Nord non gode di una buona fama. Fa un freddo tremendo e si dice essere popolato da gente zotica e sempliciotta. Per di più si parla con un accento tremendo, lo “cheutimi”.

E’ proprio in questo inferno che il direttore della posta Philippe viene trasferito per punizione, dopo aver finto di essere handicappato per andare nell’ambita Costa Azzurra. Appena arrivato il nostro eroe sembra sprofondare nella disperazione, ma la vita riserva a volte strane sorprese. Il posto è invece incredibilmente piacevole e la gente è generosa e accogliente. Alla moglie rimasta nel “bel Sud” che non riesce a credere a tutto questo, il povero travet dovrà mentire. Dice un adagio del nord che lo straniero che arriva lì piange due volte, quando arriva e quando va via.

E’ quello che succederà al protagonista e alla sua famiglia che riscoprirà i valori veri della vita. Non i compromessi, la ricchezza e il successo ma i buoni sentimenti di una volta, troppo spesso dimenticati. Una piccola storia per un grande film che fa ridere sui cliché e che ha in primo piano lo stravagante idioma chitimi. Infatti, il titolo viene dal dialetto piccardo di “C’est toi” che nel Nord –pas-de- Calais diventa per l’appunto ch’tis. La lingua in questione non è facilmente comprensibile dai non francofoni, infatti, il film è stato è stato sottotitolato in un italiano che può ricordare lo sgraziato bergamasco.

Eppure nonostante ciò, il messaggio arriva forte e chiaro anche a chi non ha una gran padronanza del francese. Popolare eppure mai volgare, il lungometraggio fa dimenticare agli spettatori per un paio d’ore i problemi del mondo; una salutare boccata d’aria pura. Prodotto fruibile per tutti, è già uscito a Londra e ed è pronto conquistare il mercato americano.

Il regista nonché protagonista Dany Boon, ha spiegato che il successo del suo lavoro deriva dal fatto che i francesi si sono ritrovati nei valori della gente semplice del Nord. Si rinnova con quest’opera la tradizione del cinema d’oltralpe degli anni 50 e finalmente è segnato un punto a favore nei confronti dello strapotere Usa. Piacerebbe pure a noi italiani che al Nord fossero così simpatici e carini come i protagonisti della pellicola. Allo stesso modo vorremmo vedere in futuro prodotti così nelle sale, che piacciano al pubblico senza mai scadere nel becero, come troppo spesso purtroppo accade.

Ivana Faranda

Giù al Nord – Recensione

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