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Fedele alla linea – Giovanni Lindo Ferretti – Recensione

Un ritratto essenziale di Giovanni Lindo Ferretti, leader dei CCCP – Fedeli alla linea

Regia: Germano Maccioni – Cast: Giovanni Lindo Ferretti – Genere: Documentario, colore, 74 minuti – Produzione: Italia, 2013 – Distribuzione: Cineteca di Bologna – Data di uscita: 10 maggio 2013.

fedele-alla-lineaGiovanni Lindo Ferretti, persona pubblica e uomo privato, negli anni disorienta fan e opinione pubblica manifestando un pensiero libero e forte, senza sottrarsi a critiche e fraintendimenti. Un dialogo intimo tra le mura di casa che ripercorre un intero arco esistenziale: dall’Appennino alla Mongolia, attraversando il successo, la malattia e lo sgretolarsi di un’ideologia. Il ritorno a casa, infine, tra i suoi monti, per riprendere le fila di una tradizione secolare. Sullo sfondo il suo ultimo ambizioso progetto, “Saga. Il canto dei canti”, opera epica equestre che narra il legame millenario tra uomini, cavalli e montagne.

Germano Maccioni torna a far luce su un personaggio che nonostante i quasi sessant’anni non perde il suo fascino carismatico e non cessa di generare curiosità tra i suoi fan e non. Giovanni Lindo Ferretti ne ha fatta di strada da quando nel 1982 a Berlino, grazie all’incontro con Massimo Zamboni, ha fondato i CCCP – Fedeli alla linea, uno dei più importanti gruppi punk degli anni Ottanta in Italia.

Il documentario ci riporta fin da subito in quegli anni sulle note di uno dei brani più noti “Io sto bene”, aprendo un varco nella memoria di Ferretti, tra le luci e i fumi dei palchi affollati d‘Europa ma anche nel ricordo doloroso della malattia che lo ha colpito e del travagliato rapporto con la madre. Un intellettuale anticonformista e poeta sfuggente, da sempre personaggio discusso, mostra, attraverso la gran quantità di materiali d’archivio inediti recuperati dal giovane Maccioni e dal produttore Ivan Olgiati, il suo percorso di cantante e uomo anche attraverso i viaggi in Russia e nell’amata Mongolia fino al ritorno nell’Emilia non più paranoica.

Il racconto del leader oltre dei CCCP dei CSI e dei PGR, girato in maniera pulita e decisa con uno sguardo mai troppo intrusivo, si sofferma anche sulle splendide immagini delle montagne di Cerreto Alpi, paese natio e domicilio di Ferretti, e del progetto ambizioso e primitivo di un teatro equestre, montano e barbarico. Nella sua terra il cantante svolge le sue giornate in isolamento occupandosi della cura dei suoi meravigliosi cavalli. Altro elemento di discussione affrontato è il suo riavvicinamento alla religiosità: lui che per anni la Chiesa l’aveva addirittura combattuta, ora spiega come la sua lotta si possa guardare in un ottica di cammino tribolato verso la fede, necessaria per trovare la pace che la costruzione della sua vita non gli aveva dato.

“Fedele alla linea”, come dichiarato anche dal regista, non è un film biografico perché tocca dei temi, come la morte, la fede, la musica, la famiglia, che riguardano tutti ed è un’occasione non solo per ascoltare un racconto, sulle note della musica dei CCCP, su Giovanni Lindo Ferretti ma anche per interrogarsi sulla figura di un uomo da sempre controcorrente godendosi le immagini della dirompente e calma potenza delle sue parole e della silenziosa maestosità dei suoi cavalli.

Miriam Reale

Fedele alla linea – Giovanni Lindo Ferretti – Recensione

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