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Essi vivono (1988)

Recensione

Essi vivono: la fondatezza al tempo dei media

Essi vivono review

Nel 1988, a dieci anni di distanza dalla sua incoronazione come “Master of Horror” (quale ancora si definisce) grazie al successo straordinario di “Halloween” (1978), John Carpenter cerca la via della sintesi tra il suo registro d’azione e quello dell’orrore attraverso l’eccentrico “Essi vivono”.

Essi vivono (1988)

Piccola perla del cinema indipendente, “Essi vivono” è un film fondativo di una certa sensibilità underground, ma è al contempo, come capita spesso ai capostipiti, un’opera (volutamente) sgraziata, sbilanciata, occupata per un terzo della sua durata da un prologo interminabile e per ben sei minuti del suo tempo da una delle più lunghe scene di lotta del cinema.

Roddy Piper, che dà alla pellicola quella sua specifica riconoscibilità, tutto è fuorché un attore navigato, eppure proprio con lui muore la storia di John Nada, proprio con lui sparisce il segreto del passato di un personaggio senza passato, di un Reagan anti-reaganiano. Ma la domanda che rimane, e sulla quale baseremo questa nostra estemporanea riflessione, è una: cosa ha da insegnarci quest’eccentrico contributo di Carpenter all’action comedy horror? Ammesso che qualcosa ce l’abbia…

La fine degli anni Ottanta

Essi vivono scena

Sul finire del decennio, Carpenter non ne poteva più. E l’ha dichiarato apertamente: “dovevo dire la mia”. In questo senso, “Essi vivono” (e noi dormiamo, sottinteso) è una lettera aperta contro Reagan, la reaganomics, la competizione sociale che ne derivava, e più in generale l’America dei ruggenti anni del neon. E com’è possibile, allora, che la metafora dell’invasione aliena sia stata ripresa in tempi recenti da parte di gruppi di estrema destra che hanno fantasiosamente interpretato il film come una criptocritica del presunto dominio dei mezzi di informazione da parte di una altrettanto presunta “loggia ebraica internazionale”?

Se, da una parte, Carpenter si è apertamente espresso contro queste appropriazioni deviate (e non stupisce, visto il retroscena politico dell’autore, chiaramente orientato a sinistra), da un’altra c’è da dire che il film precorre i tempi un po’ in tutti i sensi, ivi compreso quello, forse meno lusinghiero, dell’inconsapevole adesione a un modello poco organico di rivolta rispetto allo status quo che molto spesso, negli ultimi anni, ha contribuito proprio al suo mantenimento in chiave conservatrice.

Tradotto: John Nada non sembra tanto il consapevole oppositore di un ordine strutturalmente dannoso (quello del grande capitale, e del sistema di informazione che spesso ne tutela gli interessi), quanto piuttosto l’immagine dell’emarginato americano, bianco, maschio, violento, che coglie la prima occasione buona per fare a botte, e che miracolosamente, divinamente, risulta investito della capacità messianica di individuare “esattamente” i cattivi rispetto ai buoni. Un mito molto, molto americano – che si fonda sull’esistenza non riscontrata degli occhiali magici del Bene.

Questione di prospettiva

Essi vivono movie

Nada indossa gli occhiali, e vede “il mondo per come funziona davvero”, se li toglie, e tutto resta avvolto nella confortante aura di serenità che “gli alieni” vogliono imporre.

Una visione a suo modo confortante, quella propria di ogni complotto: in fin dei conti “c’è” un ordine mondiale, “c’è” un dio che investe tutto di significato. È un dio maligno, ma meglio di niente.

Il concetto è di per sé abbastanza forte da passare per la maggiore, e di questi tempi ne abbiamo avuto esperienza. Ma il punto non è solo questo. L’originalità di Carpenter (e ciò che, forse, rende quest’opera ancora oggi piena di interesse) sta nei sottili ribaltamenti che la sua narrazione propone.

Le famose lenti dell’ideologia, quelle che ottunderebbero lo sguardo, sono qui invece lenti rivelatrici, che quasi permettono di penetrare la coltre di menzogne del mondo reale.

Così la fantascienza: strumento per l’invenzione di un mondo alternativo? Eppure, il momento di più prepotente irruzione del fantastico nella storia corrisponde alla fase, per certi versi, “meno fantasiosa” del racconto. In fondo, il mondo con o senza alieni è all’incirca identico.

Certo, Nada si avvede della loro esistenza, ma al di là di quello c’è poco a suggerire una differenza sostanziale rispetto al “nostro” mondo, quello che viviamo ogni giorno, fatto effettivamente di un dominio pressoché incondizionato dei padroni (in senso lato) sui Nada (in senso ancor più lato).

Insomma, che l’incubo peggiore sia un banale rendiconto della realtà che ci circonda? In questa straordinaria intuizione, parrebbe, si cela di nuovo il genio di Carpenter.

Lorenzo Maselli

Trama

  • Titolo originale: They Live
  • Regia: John Carpenter
  • Cast: Roddy Piper, Keith David, Meg Foster, George Buck Flower, Peter Jason, Raymond St. Jacques, Jason Robards, John Lawrence, Susan Barnes, Sy Richardson, Wendy Brainard, Lucille Meredith, Susan Blanchard, Norman Alden, Dana Bratton
  • Genere: Horror, colore
  • Durata: 97 minuti
  • Produzione: USA, 1988

Essi vivono poster “Essi vivono” è un film scritto e diretto da John Carpenter, tratto dal racconto del 1963 dal titolo “Alle otto del mattino” di Ray Nelson e interpretato dal lottatore “Rowdy” Roddy Piper, da Keith David e da Meg Foster.

Essi vivono: la trama

L’innominato John Nada (Roddy Piper) si trasferisce in una sconfortante Los Angeles, dove finisce per abitare in una baraccopoli e guadagnarsi da vivere come muratore. Finché, un giorno, non trova un paio di occhiali. Questi si rivelano essere capaci di mostrare una “realtà nascosta”, fatta di cartelloni con messaggi autoritari e liberticidi, di alieni che dominano il mondo, e di schiavi inconsapevoli.

L’obiettivo di Nada, adesso, è uno solo: “sono venuto qui per spaccare culi e masticare gomme. E le gomme le ho finite tutte”. Ci riuscirà?

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