21 grammi (2003)

21 grammi - Recensione: tre persone legate da un cuore

21 grammi 1

Già con “Amores Perros” Alejandro González Iñárritu aveva definito la sua poetica, non solo attraverso la forma, ma anche nella selezione dei contenuti. Intuitivo nell’intrecciare, attraverso un attento montaggio, vite umane in un unico scellerato destino, conseguenza inequivocabile di una casualità crudele, il regista punta ancora una volta sulla sceneggiatura di Guglielmo Arriaga e sull’interpretazione di grandi attori protagonisti, tutti assolutamente all’altezza del loro ruolo.

Un compito assai arduo quando si tratta di descrivere, senza cadere nel patetismo, il dolore nelle sue manifestazioni più laceranti, perché è ancora con il dolore che i suoi personaggi devono fare i conti in "21 grammi". La sofferenza come conseguenza di una perdita, o anche di una colpa o di un male fisico che inevitabilmente divide e isola dal resto del mondo.

21 grammi: il peso dell'anima, l'importanza del cuore

Iñárritu usa il cuore, non lo fa solo in senso metaforico, ma materialmente, come mezzo per collegare la vita di tre persone, dapprima unite inconsapevolmente, poi divise nel dramma personale, infine di nuovo insieme oltre la speranza e, in un certo senso, senza più futuro.

La vicenda prende dunque corpo in un susseguirsi di sbalzi temporali spiazzanti, che solo poco a poco lasciano intuire le motivazioni delle varie scelte. A suggerire i vari cambiamenti di tempo una diversa fotografia per un passato, attualizzato e restituito come momento invasivo che precipitosamente affligge ogni azione. L’incidente e la fatalità ad esso collegata ritorna come punto di partenza per una riflessione sulla vita e sulla morte.

21 grammi: libero arbitro, destino e colpa

Quanto l’uomo con le proprie azioni può modificare il corso degli eventi? E non solo, in che misura Dio, il caso o il libero arbitrio determinano l’esistenza? E come non trovare un corrispettivo tra la debolezza fisica e quella mentale che in misura più o meno marcata segna ogni personaggio del film?

Un lavoro capace di colpire allo stomaco proprio per l’estremità dei casi che descrive, del modo in cui lo fa e per la facilità con cui ci lascia immedesimare nei diversi, ma ugualmente penosi, dolori dei tre protagonisti.

Massimo Racca

21 grammi - Locandina italianaSecondo capitolo della 'Trilogia sulla morte' di Alejandro González Iñárritu, "21 grammi" è un film drammatico che ruota attorno alle storie intrecciate di tre personaggi: Jack Jordan (Benicio Del Toro), ex detenuto ora redento, investe in auto il marito e le due figlie di Cristina, uccidendoli. Cristina Peck (Naomi Watts), una volta tossicodipendente e alcolista, decide di donare il cuore del marito a Paul Rivers (Sean Penn), matematico in attesa di un trapianto e pressato dall’ex moglie per avere un bambino.
Questi i presupposti del dramma psicologico, che vede i tre protagonisti unirsi, allearsi e vendicarsi tra loro, ma anche contemplare il passato e ripensare alle loro vite in un’ottica di redenzione e miglioramento.

Come il precedente "Amores Perros" e il successivo "Babel", anche "21 grammi" è un film in cui si intrecciano storie e persone molto diverse, unite dal filo conduttore che è la vita. I temi trattati, il cast d’eccezione e il titolo d’effetto (riferito all’ipotetico peso dell’anima, i 21 grammi che si perdono nel momento della morte) lo hanno portato a numerosi premi e nomination.
Sicuramente tra i più importanti troviamo le due nomination agli Oscar 2004: Miglior Attrice Protagonista a Naomi Watts e Miglior Attore Non Protagonista a Benicio Del Toro. Tra i premi vinti, invece, vale la pena ricordare quello di Miglior Attore Protagonista vinto da Sean Penn ai Las Vegas Film Critics Society Awards 2004 e ai National Board of Review Awards 2003, insieme al premio per i Migliori Dieci Film. Sean Penn ottiene anche il Satellite Award 2003 come Miglior Attore in un Film Drammatico.

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