11 Metri (2011)

11 Metri – Recensione: un omaggio al grande capitano della Roma

11 metri recensione
A dieci anni esatti da Roma-Liverpool, il 30 maggio 1994, Agostino Di Bartolomei si spara un colpo di p38 al cuore. Nessun problema familiare, nessun problema economico; da allora i familiari, gli amici e i tifosi si chiedono i motivi di un gesto così estremo. "11 Metri" di Francesco del Grosso sceglie di ricostruire la vicenda umana e sportiva di Ago con lucidità e imparzialità.

Tramite decine di interviste a chi ci ha giocato assieme, lo ha amato o semplicemente lo ha conosciuto, si ripercorrono le tappe salienti della sua carriera, dagli esordi alla Garbatella all’approdo al grande calcio nella Roma, dove dalle giovanili ascende in pochi anni ai vertici della squadra: nella storia del club Di Bartolomei è il primo Capitano romano e romanista. Dopo la conquista del tanto sospirato secondo scudetto nel 1983, dopo quarantuno anni di attesa, la Roma raggiunge l’anno seguente il vertice della sua parabola sportiva: per uno scherzo, allora apparso benevolo, del destino, contende al Liverpool la Coppa dei Campioni proprio nel catino dello stadio Olimpico, il suo stadio. In caso di vittoria sarebbe toccato proprio a capitan Di Bartolomei alzare la Coppa, ma gli avvenimenti sportivi spesso percorrono strade diverse dai sogni.

Quel 30 maggio 1984, con la partita persa ai calci di rigore, da possibile momento più esaltante di una carriera divenne incubo. Quella sera in tribuna all’Olimpico c’è Sven Goran Eriksonn, giovane allenatore svedese chiamato dal presidente Dino Viola a sostituire il connazionale Niels Liedholm sulla panchina della Roma. La delusione per la sconfitta e l’imminente cambio di modulo di gioco a cui si sente estraneo, Eriksonn è infatti fautore di un calcio veloce, con molto pressing, portano Di Bartolomei a seguire Liedholm al Milan.

11 Metri: sogni e desideri di un grande capitano

Coi rossoneri l’anno seguente si tolse la soddisfazione di battere la Roma proprio con un suo gol, l’esultanza esagerata con la quale festeggiò quella rete chiarì, se ce ne fosse bisogno, che il rapporto con la sua ex squadra non si era chiuso in maniera idilliaca. Volle chiudere la carriera con una vittoria, nella Salernitana, con la quale conquistò la promozione in serie B nel 1990.

Dopo il calcio giocato, Ago si ritirò con la moglie e i due figli nel Salento, nel piccolo centro di Castellabate, la cui piazzetta è nota agli appassionati di cinema per aver visto le partitelle di Claudio Bisio in “Benvenuti al Sud”. Il suo ultimo sogno fu quello di voler costruire un centro sportivo per insegnare calcio ai bambini, ma non lo vide mai realizzato, lungaggini burocratiche glielo impediranno; sarà la moglie Marisa a realizzarlo dopo l’improvvisa morte del marito.

11 Metri: il triste epilogo che non ha ancora una risposta

Ed eccoci alla domanda che da diciassette anni tormenta la moglie, i figli, gli amici e chi lo ha osannato allo stadio, perché? E perché scegliere di togliersi la vita proprio il 30 di maggio? Il documentario ascolta tutte le voci, non prendendo posizione per nessuna in particolare. Un legame con la sconfitta col Liverpool è innegabile, tornando a quella maledetta sera, veramente per Ago il mondo si è rovesciato: da Capitano e punto fermo della Roma si trovò fuori dai piani societari, il sogno di alzare la Coppa dei Campioni nel suo stadio, davanti al suo pubblico si volatilizzò, giusto il tempo di sbagliare due rigori.

Il frame, che ancora oggi ricordiamo, di Zoff che alza la Coppa del Mondo nel 1982 non avrebbe, mai avuto la controparte giallorossa con le sue mani protagoniste. Da questo forse la decisione di lasciare il calcio comunque vittorioso, anche se per una promozione in serie B, che comunque in quegli anni per la Salernitana equivaleva a uno scudetto.

Ciao Ago, ciao Capitano...

Chi resta si tormenta ancora oggi con i se: se avesse chiesto aiuto alla famiglia, se non avesse avuto una pistola, se il figlio Luca avesse accettato la sua richiesta di non andare a scuola quella maledetta mattina; era forse in quel gesto la sua massima facoltà di chiedere aiuto? Non lo sapremo mai, chi ha conosciuto persone che si sono tolte la vita ed è rimasto attonito per il gesto inspiegabile di chi lo ha commesso, sa che certe domande rimangono senza risposta. E’ quell’attimo fatale di annebbiamento della ragione, che capita soprattutto a chi ne usa in grandi quantità, quello che Ago non ha saputo superare.

Come ha detto giustamente Carlo Verdone, oggi all’Olimpico si canta “c’è solo un Capitano” indirizzato a Francesco Totti, quelli che hanno avuto il privilegio di tifare quella Roma allo stadio, possono obiettare che prima di lui ce ne è stato almeno un altro…ciao Ago, ciao Capitano.

Daniele Battistoni

  • Regia: Francesco Del Grosso
  • Cast: Agostino Di Bartolomei, Ernesto Alicicco, Franco Baresi, Enrico Bendoni, Pasquale Calvani
  • Genere: Documentario, Colore
  • Durata: 87 minuti
  • Produzione: Italia, 2011
  • Distribuzione: Rai Trade
  • Data di uscita: 31 ottobre 2011

11 metri poster11 metri è un documentario sulla vita personale e sportiva del calciatore Agostino Di Bartolomei con la regia di Francesco Del Grosso e prodotto da Salvatore Alocca, Daniele Esposito e Matteo Gili, girato nel 2011 a quindici anni dalla sua morte. Il grande schermo omaggia il mitico e indimenticabile capitano della Roma, Agostino Di Bartolomei, per molti romanisti l’unico e il solo capitano, con un documentario che ripercorre la sua vita fino al tragico epilogo. A dieci anni esatti da Roma-Liverpool, il 30 maggio 1994, Agostino Di Bartolomei si spara un colpo di p38 al cuore. Nessun problema familiare, nessun problema economico; da allora i familiari, gli amici e i tifosi si chiedono i motivi di un gesto così estremo.

È proprio nei luoghi che hanno accompagnato “Ago” nel viaggio verso il successo che prende vita il documentario, tra l’istituzionale e il privato, accompagnandoci nel suo mondo.

11 Metri: un documentario che non pretende risposte

Ripercorrendo le tappe fondamentali della carriera del centrocampista attraverso interviste, filmati dal contenuto strettamente confidenziale e foto storiche, il regista racconta la storia di questo ragazzo romano diventato icona del calcio italiano negli anni settanta e ottanta. Esordiente in serie A nel 1973, un giovane Agostino appena diciottenne riesce pian piano a farsi strada nel mondo dei grandi nomi del gioco del pallone.  Diventa punta di diamante della A. S. Roma grazie al suo carisma e alla sua tattica, in grado di sopperire carenze fisiche quali scarsa velocità o prestanza.

Il documentario di Francesco del Grosso sceglie di ricostruire la vicenda umana e sportiva di Ago con lucidità e imparzialità, attraverso gli occhi di chi l'ha amato, di chi ancora si chiede perché. Due volti diversi – il calciatore e il suicida – un lato di successo, amato e conosciuto, un altro misterioso, un'incognita che rende la sua figura ancora più delicata.

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