Vogliamo anche le rose Regia: Alina Marazzi. Genere: Documentario, colore 85 minuti. – Produzione: Italia, Svizzera 2007. – Distribuzione: Mikado. – Data di uscita: 7 marzo 2008
Ogni volta che si parla di emancipazione femminile si parla, immancabilmente, di femminismo, portando all’esasperazione una rivoluzione sociale a cui il connotato di estremismo è sostanzialmente esagerato. Quando si parla di femminismo si pensa alla famosa frase “Io sono mia”, motto della rivoluzione sessuale femminile, senza pensare alle ragioni umane e profonde di intere generazioni di donne che, ostacolate dal cosiddetto “sesso forte” e dalla legge stessa, hanno lottato per giungere alla parità dei sessi in ogni aspetto della vita di tutti i giorni. Con “Vogliamo anche le rose”, la regista Alina Marazzi ha deciso di raccontare a modo suo i vent’anni che sono serviti alle donne per emanciparsi e ottenere i giusti diritti che, per troppo tempo, erano stati loro negati. Attraverso il montaggio sapiente di immagini di repertorio, che vanno dagli anni Sessanta alla fine degli anni Settanta, la regista ha saputo parlare con delicatezza delle lotte politiche, sociali, e familiari che hanno portato le donne ad affermare diritti, autonomia e identità in un’Italia che fino a poco tempo fa aveva uno stampo tipicamente patriarcale. Sulla grandissima varietà di immagini raccolte dalla Marazzi e dai suoi collaboratori, si snodano le storie di tre ragazze, ognuna con un’età diversa, ognuna appartenente a un’epoca diversa. Queste esistenze sembrano prendere corpo ancora di più attraverso la lettura dei loro diari privati realmente scritti e narrati dalle voci di Anita Caprioli, Teresa Saponangelo e Valentina Carnelutti. Anita ha quasi 17 anni, e nel 1964 inizia a sentire i turbamenti tipici della sua età, l’inadeguatezza di una giovinezza che sboccia, e comincia a confrontarsi con le prime divergenze nei confronti della sua famiglia. Più matura, sebbene di pochi anni, Teresa è una ventenne che nel 1976 si trova, incinta, a sottoporsi ad un aborto clandestino, visto che la legge non è ancora stata approvata. Valentina invece, trentenne indipendente e combattiva, è un’attivista che si trova a vivere il momento di stanca di un movimento che per un ventennio, quasi, ha scaldato gli animi di passione e di voglia di lottare. E’ il momento in cui il cambiamento è ormai arrivato e si è definito, non c’è nulla per cui lottare ancora.
Daria Ciotti
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