VINCERE - RECENSIONE
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Vincere - Recensione

Regia: Marco Bellocchio - Cast: Giovanna Mezzogiorno, Filippo Timi, Antonio Albanese, Fausto Russo Alesi, Pier Giorgio Bellocchio, Michela Cescon, Corrado Invernizzi, Paolo Pierobon, Bruno Cariello – Genere: Drammatico, colore 128 minuti - Produzione: Francia, Italia 2008, Offside, Rai Cinema, Celluloid Dreams - Distribuzione: 01 Distribution – Data di uscita: 20 maggio 2009

Unico film italiano in concorso al Festival di Cannes 2009, “Vincere” di Marco Bellocchio, riporta in luce un melodramma molto toccante, ma del tutto glissato dai libri di storia, che coinvolge quello che, dolenti o nolenti, è stato un personaggio cardine del Novecento italiano, meglio conosciuto come il Duce. Co-prodotta da Rai Cinema, la pellicola si avvale (d'altronde non potrebbe essere altrimenti!) dell’importantissimo materiale di repertorio tratto dagli archivi dell’Istituto Luce. Nella vita di Mussolini (interpretato da un carismatico Filippo Timi) c’è uno scandalo segreto: una moglie e un figlio, concepito, riconosciuto e poi negato. Questo segreto ha un nome: Ida Dalser (Giovanna Mezzogiorno), una donna che grida la sua verità fino alla fine, nonostante il disegno del regime di distruggere ogni traccia che la colleghi al Duce. Per il regime Ida Dalser è una minaccia da rinchiudere in un ospedale psichiatrico, lontano dalla famiglia, dalla gente, dove tuttavia, incapace di sbiadire nell’ombra e forse salvarsi, continua a rivendicare il suo ruolo di moglie legittima di Mussolini e madre del suo primo figlio maschio Benito Albino. Il merito di aver riportato alle cronache la vicenda di Ida Dalser, e di averla fatta conoscere allo stesso Bellocchio, è degli autori Fabrizio Laurenti e Gianfranco Norelli, che nel 2005 hanno realizzato un documentario per “La Grande Storia” dal titolo “Il segreto di Mussolini”. La stessa vicenda è stata oggetto delle minuziose ricerche dei giornalisti Marco Zeni e Alfredo Pieroni che rispettivamente hanno pubblicato “La moglie di Mussolini” (Effe e Erre, 2005) e “Il figlio segreto del Duce” (Garzanti, 2006). Questi documenti e la pellicola di Bellocchio restituiscono dignità alle esistenze di Ida e suo figlio, che sono state brutalmente cancellate dal mondo e dalla memoria. La storiografia ufficiale non menziona da nessuna parte, neanche per sbaglio, questa storia così dolorosa ma anche e soprattutto terribilmente significativa, se si pensa all’immagine di rigore e di forte tempra morale che il Dittatore Fascista ha impresso nelle menti degli italiani, catturati dai suoi discorsi, “gettati” dal pulpito di Palazzo Venezia. Marco Bellocchio non punta il dito sulle empietà ed ignominie del Regime, ma fa rivivere quella che se la storia fosse andata diversamente (Ida Dalser e suo figlio morirono in un ospedale psichiatrico senza l’opportunità di rivedersi mai più) avremmo certamente ribattezzato come l’eroina romantica che, incapace di accettare compromessi, anche una volta disconosciuta e ripudiata insieme al figlio, usa tutti i mezzi in suo potere affinché le venga riconosciuto il suo ruolo sociale di moglie e madre. In fondo avrebbe potuto accettare di tornare nell’ombra, magari lautamente beneficiata come avvenne per tante altre amanti di Mussolini e come sempre è accaduto per le amanti dei potenti della storia. Lei invece lotta sino alla fine, rivendicando la sua identità, non solo per il torto sociale subito, ma soprattutto per il tradimento dell’uomo che ha amato in modo assoluto, al quale ha dato tutto, persino il suo patrimonio. Perché Ida in quell’uomo ci credeva, prima ancora che diventasse il Duce, prima ancora che decidesse di disfarsi del suo amore per lei in nome del “Vincere!”.

Serena Guidoni

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