Piccoli crimini coniugali: il nuovo noir presentato alla stampa

Alex Infascelli ha presentato il suo ultimo lungometraggio all’Hotel Bernini di Roma, accompagnato da Sergio Castellitto e Margherita Buy, dai produttori e dai distributori della pellicola. Si tratta di “Piccoli crimini coniugali”, un noir che indaga una relazione di coppia, dopo un misterioso incidente domestico.

Piccoli crimini coniugali: una trasposizione letteraria fedele al romanzo

Piccoli crimini coniugali film noir

Una scena del noir “Piccoli crimini coniugali”, con Sergio Castellitto e Margherita Buy.

Il regista ha iniziato col dire che in realtà chiunque faccia il suo mestiere “sa che ha la possibilità di studiare e mettere in scena degli argomenti che in un certo senso può quasi studiare”. Sono pochi i testi che raccontano la coppia in un modo così teatrale” continua Infascelli, “siamo abituati ad un cinema che vuol essere naturalista o fantasioso, in ogni coppia si indossano invece dei costumi e ci accompagnano per tutta la durata della relazione”, e questo avvicina le relazioni umane al teatro. Ha raccontato di come il romanzo omonimo di Eric-Emmanuel Schmitt, dal quale è tratto il film “Piccoli crimini coniugali”, “aveva a che fare” col suo mondo di vedere la coppia, anche perché stava “attraversando un periodo in cui la coppia era al centro di tutto“ per lui.

Ha poi spiegato di come lui e Francesca Manieri, con la quale ha scritto la sceneggiatura, volessero mettersi “nelle orme di Schmitt”, e di come la claustrofobia, “negli ambienti e nella coppia” è uno degli elementi portanti del film. Infascelli ha anche composto le musiche, assieme a David Nerattini: “avevo bisogno di qualcosa che non fosse armonico, che non suscitasse emozioni, sono tamburi di guerra, stiamo andando verso un patibolo”, seppur quotidiano.

Di poche parole una Margherita Buy trafelata e mortificata per il ritardo con cui è arrivata all’incontro, a causa di una manifestazione che si è frapposta tra lei e l’hotel: “Il mio è un personaggio molto complesso, è come l’insieme di tante donne, e Alex lo ha attualizzato, nel romanzo è ancor più” sommesso, aggiungendo che le è piaciuto girare un noir.

Piccoli crimini coniugali: Castellitto esprime la sua idea sulla storia narrata

Un Castellitto più che mai disponibile e spiritoso, ha definito il film “l’amore ai tempi del rancore” o “l’amore ai tempi del rimpianto, del non accontentarsi che l’amore sia finito”. Per lui i protagonisti sono dei “reduci che si ritrovano in una casa mausoleo, è una sorta di “Carnage”. Durante il film non si vede l’esterno, per quanto si sa potrebbe non essere una casa ma un ospedale, o la casa di quel programma di Canale 5”, ‘Il grande fratello’ suggerisce qualcuno, “ecco, si, la casa del grande fratello”. L’attore ha poi ricordato che il romanzo “è scritto da un francese”, con un nome Schmmit che è tutto un programma, “per forza di cose un testo intellettuale”. E’ per lui più che certo che “Alex sia stato il regista giusto” per trasporre cinematograficamente il testo, e che lui e la Buy siano stati “gli attori giusti” perché non hanno rinunciato al gelo pur lasciando sciogliere qualcosa. Per l’attore è un “thriller coniugale, un’indagine fatta su una coppia dove i due assumono spesso atteggiamenti ancestralmente propri dell’altro sesso”.

C’è stata molta curiosità sull’eventuale spazio per l’improvvisazione che il regista ha lasciato ai due cavalli di razza, e Castellitto ha chiarito che “l’improvvisazione non possa necessariamente attraverso le parole, le partiture da recitare per un attore son tante, basta spostarsi a destra anziché a sinistra e costringi il regista a seguirti”.

Piccoli crimini coniugali: per il regista una crescita

Infascelli riprende la parola per elogiare i due attori, precisando che non sono complimenti di rito, per lui sono stati “una specie di università compressa in quindici giorni”, la durata delle riprese: “Margherita, nonostante si abbia di lei un’immagine diversa è una roccia, così come Sergio è di una tenerezza assoluta, mi hanno aiutato facendomi capire cos’è dirigere un attore, le gerarchie sul set si sono perse, da subito mi hanno indicato la strada da prendere durante le riprese”.

Castellitto ammette che in un paese dove si sfornano solo film comici, spesso di dubbio gusto, “ci vuole coraggio a produrre un film del genere” e consiglia di andare a vedere il suo film “perché è un film da spiare non da guardare. E quando dico spiare intendo come quando stai sul divano di casa tua a leggere, senti delle voci e inizi a farti gli affari degli altri. Lo spettatore si fa gli affari della coppia, che sono un po affari nostri”. Suscita l’ilarità collettiva quando precisa che “sono le donne che decidono di andare al cinema, l’uomo cerca un posto per la macchina”.

Infascelli, che negli ultimi anni si è immerso totalmente nella vita di Kubrick per il suo “S is For Stanley”, interrogato sulla follia che può accomunare il protagonista di “Shining” alla coppia del film, ha affermato che “il senso della follia è proprio la solitudine nel proprio ambiente domestico”, e trova anche comunanze folli con “Misery non deve morire”, in tutti e tre i film vi è per lui una sorta di malsano rapporto medico-paziente. Ha concluso col dire che il fuoco che si accende e si spegne nella narrazione cinematografica non è presente nella piece teatrale: “è l’unico elemento infantile che li guarda; il senso ultimo del film era quello di spogliarli della loro psiche e della loro intellettualità” per lasciarli quasi indifesi.

Il film uscirà il 6 Aprile in circa cento copie.

Maria Grazia Bosu

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