La Duchessa - Recensione (The Duchess) Regia: Saul Dibb – Cast: Keira Knightley, Ralph Fiennes, Charlotte Rampling, Dominic Cooper, Hayley Atwell, Simon McBurney, Aidan McArdle, John Shrapnel, Alistair Petrie, Patrick Godfrey – Genere: Storico, colore, 110 minuti – Produzione: UK, Francia, 2008 – Distribuzione: BIM Distribuzione – Data di uscita: 23 Dicembre 2008
Tratto dal libro di Amanda Foreman “Georgiana”, “La Duchessa” mette in scena la vita matrimoniale della duchessa Georgiana Spencer, vissuta in Inghilterra nella seconda metà del XVIII secolo e antenata della scomparsa Lady Diana. La pellicola diretta da Saul Dibb inizia con l’accordo matrimoniale tra la madre di Georgiana, Lady Spencer, interpretata dalla bravissima Charlotte Rampling, e il Duca di Devonshire (Ralph Fiennes) venuto a chiedere la mano della giovane figlia. Georgiana Spencer (Keira Knightley) si ritrova così, appena diciassettenne, duchessa di Devonshire convinta di aver realizzato un sogno. In realtà il matrimonio con il freddo e impassibile Duca, molto più anziano di lei, si trasformerà in una grande delusione: la ragazza realizza ben presto che il marito è molto più interessato ai suoi cani e alle scappatelle con le cameriere che a lei. Georgiana fallisce inoltre l’unico compito che le sarebbe spettato secondo le convezioni del tempo: mettere al mondo un erede maschio. Non le resta che occuparsi con molto amore e devozione delle sue due bambine e della figlia avuta dal marito prima del loro matrimonio. Durante un soggiorno a Bath la duchessa stringe amicizia con Bess Foster (Hayley Atwell), che diverrà sua cara amica ma anche amante del duca di Devonshire e vivrà da concubina nella loro casa fino alla morte di Georgiana. L’unico possibile sfogo ad una vita infelice è l’amore della duchessa per Charles Grey (Dominic Cooper), un giovane politico che ne ricambia il sentimento. I due purtroppo non potranno vivere liberamente la loro passione a causa delle costrizioni sociali dell’epoca. Impossibile non notare le analogie tra la triste esistenza di Georgiana, che si darà all’alcol e al gioco d’azzardo per dimenticare i dolori della vita privata, e quella della sua discendente Lady D. Entrambe sposarono giovanissime un marito aristocratico che non le amava; entrambe furono ribelli e anticonformiste rispetto alla rigida aristocrazia inglese e, anche per questo, furono adorate dalla gente comune; entrambe, icone di eleganza, furono impegnate socialmente e politicamente senza dimenticare il loro ruolo di madre. Il regista Saul Dibb, che precedentemente aveva diretto “Bullet Boy”, un film sulla violenza in un ghetto londinese e alcuni documentari, si confronta abilmente con una vicenda biografica ambientata nel ‘700, in quanto ne ha fiutato la contemporaneità già ad una prima lettura del romanzo della Foreman, intuendo che questa sarà l’arma vincente con il pubblico. Oltre a quello con la vita di Lady Diana, sono stati fatti anche dei paragoni tra la tragica biografia di Georgiana Spencer e quella di alcune dive contemporanee come Marylin Monroe: donne che pubblicamente appaiono appagate e felici, ma che nel privato sono profondamente fragili e bisognose di affetto. Con questo non facile ruolo Keira Knightley si conferma una delle giovani attrici più promettenti del cinema internazionale, in grado di far trasparire dai suoi grandi occhi color nocciola la vitalità della duchessa e allo stesso tempo la sua fragilità. Ralph Fiennes non sfigura di certo accanto alla Knightley: interpreta un uomo insensibile, distaccato ma frutto del suo tempo che nella scena finale afferma: “Che meraviglia essere liberi!” Peccato che ad essere libero di godersi la vita fosse soltanto lui…
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