Dove vanno le nuvole

Dove vanno le nuvole - Recensione: Realtà positive di accoglienza

Dove vanno le nuvole b/n

Inquadratura capovolta del mare, nel quale galleggia una piccola barca. Stacco. Un’ampia panoramica di un cielo nuvoloso con voci sovrapposte di vari mass media che parlano della tragedia degli immigranti. Quelle che siamo abituati a sentire quotidianamente. Questa nostra quotidianità non interessa al regista Massimo Ferrari. Dopo questo breve incipit infatti il suo sguardo inizia un percorso non convenzionale, quando si parla di accoglienza ed emigrazione. Iniziamo un viaggio, ideale ma anche fisico, attraverso alcune realtà, spesso poco note, di buona accoglienza di persone in fuga dalla guerra e dalla miseria.

Dall’estremo nord, all’estremo sud della nostra Penisola il suo sguardo si concentra nel raccogliere le testimonianze di uomini che hanno deciso di fare qualcosa di concreto, spesso andando contro il pregiudizio e contro le carenze legislative. Sono tutte quelle persone guidate non soltanto da spirito umanitario ma anche dalla consapevolezza che l’emigrazione non è un problema ma, se gestita bene, un’occasione per il nostro paese. Come recita un antico proverbio cinese, riportato dal documentario, “quando soffia il vento del cambiamento, c’è chi costruisce muri e chi mulini a vento”.

Dove vanno le nuvole: da sud a nord alla ricerca della buona accoglienza

È il caso di Domenico Lucano, sindaco di Riace, piccolo borgo della Calabria, che ha adottato un’innovativa politica di accoglienza in grado di far ripartire l’economia di un paesino che andava morendo. Gli stranieri a Riace sono oltre 400 su 1800 abitanti, questo ha permesso di creare nuovi posti di lavoro come maestri, responsabili dei laboratori di artigianato e tante altre figure che lavorano a fianco dei nuovi arrivati, permettendo di far ripartire l’economia locale.

A Bologna seguiamo le lezioni di Pietro, un regista teatrale che lavoro con un gruppo eterogeneo formato da migranti ospiti nei centri di accoglienza e cittadini italiani; qui l’integrazione passa attraverso l’arte del teatro capace di congiungere mondi e culture diverse.

A Padova, Maurizio Trabuio è l’ideatore di “Case a colore” dove migranti e turisti coabitando sotto lo stesso tetto. In questo modo i rifugiati possono anche lavorare nella struttura.

Infine a Treviso Antonio, professore di Storia e Filosofia, ha deciso, insieme alla moglie e ai suoi figli, di accogliere sotto il proprio tetto sei rifugiati che, difatti, ha adottato come dei figli.

Dove vanno le nuvole: tra pedinamento e interviste

Uomini che il regista pedina nella loro quotidianità e intervista direttamente, per far apprendere, direttamente dalle loro voci, i loro pensieri. Uno sguardo mai invadente, che cerca di restituirci le storie senza eccesivo buonismo e pietismo.

Storie importanti che in tempo d’intolleranze e maschino populismo meritano di essere mostrate. Anche perché il tema dell’immigrazione si appresta a diventare, sempre di più, una delle grandi sfide dei prossimi anni, anche se, a ben guardare, utilizzando le parole del regista: “Questo è il destino dei popoli, lo è sempre stato. È proprio nell’incontro e nello scontro si creano le nuove stagioni”.

Oreste Sacco

 

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *