Corpo Celeste – Recensione

Arriva direttamente da Cannes, unico film italiano selezionato per la sezione ‘Quinzaine des Realisateurs’, il film d’esordio di Alice Rohrwacher

Regia: Alice Rohrwacher – Cast: Yile Vianello, Salvatore Cantalupo, Pasqualina Scuncia, Anita Caprioli, Renato Carpentieri – Genere: Drammatico, colore, 98 minuti – Produzione: Italia, 2011 – Distribuzione: Cinecittà Luce – Data uscita: 27 maggio 2011.

corpocelesteDimenticatevi lo sguardo bonario di Nanni Moretti in “Habemus Papam” verso la chiesa. E’ di tutt’altro tenore “Corpo celeste”. Marta è un’adolescente cresciutain Svizzera, che torna con la famiglia a Reggio Calabria. Al suo arrivo viene iscritta al catechismo per la cresima. E’ fortissimo il senso di estraniamento che lei prova tra giochini e quiz a tema religioso proposti dalla catechista Santa. La preparazione per la cresima sarà la chiave di volta della sua trasformazione da timida adolescente solitaria ad adulta consapevole. E già, perché Marta, da crisalide diventa farfalla in questo breve periodo e guarda tutto ciò che le succede intorno in silenzio. Intorno a lei non una comunità religiosa piena di spiritualità ma una gestita da un prete carrierista, che cerca voti per il candidato Pinco Pallo in cambio del trasferimento in ‘una parrocchia più famosa’. Tra l’altro, per onorare il vescovo intervenuto per la cerimonia, il prete decide di sostituire il crocifisso stramoderno e un po’ pacchiano che c’è già con uno ‘Figurativo’, che rappresenti il corpodi Gesù.

Tutta l’azione si svolge in una città sporca e spettrale dove impera la volgarità e la solitudine. Sono tutti soli, dalla maestra di catechismo Santa alla mamma di Marta, che però ha con la figlia dei momenti di straordinaria intimità. Il senso del tempo scenico di “Corpo celeste” è al tempo stesso molto compresso e dilatato. Succedono tante, tante cose in pochi giorni. C’è un taglio di capelli auto castrante di Marta e il suo primo ciclo. I simboli psicoanalitici sono molteplici e vanno dai gattini trovati in uno stanzino e affogati su ordine dell’onnipresente Santa al crocifisso antico che cade in mare e galleggia emblematico nel mare in tempesta.

In mezzo ad un’umanità a dir poco squallida, si muove Marta leggera ed eterea come una creatura magica. Sarà un vecchio prete misogino che vive solo in un paesino totalmente abbandonato a rivelarle che Dio è un uomo solo e furioso con tutti che gli chiedono sempre qualcosa e non un tipo sorridente con gli occhi azzurri che vuole abbracciare l’umanità. Il tema scelto dal film d’esordio di Alice Rochwacher è molto delicato e lei riesce a camminare sulle uova senza romperle, anche se siamo sicuri che non mancheranno le polemiche per questo film.

Notevoli gli spunti ironici sul tema dell’educazione cattolica a partire dalla canzoncina dei catecheti ‘Mi sintonizzo con Dio’ ai balletti stile velina alla festa della cresima. Buono il cast, dalla giovane Yile Vianello/Marta alla dolente ed in fondo simpatica Santa/Pasqualina Scuncia. Stridente il contrasto tra i due preti del film;¸l’ambizioso e sgradevole Don Mario/Salvatore Cantalupo con il cellulare sempre acceso e il lupo solitario ancorato alla fede Don Lorenzo, uno straordinario Renato Carpentieri. La fotografia è fantasticamente visionaria e porta la firma di Hélène Louvant. In sostanza un’opera prima di tutto rispetto, per una giovane regista che farà ancora molto parlare di sé in futuro.

Ivana Faranda

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