Il Profeta - Recensione (Un prophète) Regia: Jacques Audiard - Cast: Tahar Rahim, Niels Arestrup, Maeva Blue, Adel Bencherif, Reda Kateb, Hichem Yacoubi, Gilles Cohen, Pierre Leccia – Genere: Drammatico, colore 155 minuti - Produzione: Francia 2009, Chic Films, Why Not Productions - Distribuzione: BIM Distribuzione – Data di uscita: 19 marzo 2010.
Quando si affronta un dramma carcerario, si ha la tendenza a mostrare, preferibilmente, gli aspetti mortificanti di una condizione degradante. I deboli vengono inevitabilmente sopraffatti da gerarchie criminali che non ammettono intrusioni o insubordinazioni. Non è facile soverchiare tali ruoli imponendo la propria personalità; la detenzione non ammette il possesso di una “identità”. È a quel punto che si preferisce stare dalla parte del potere, in modo da non dover soccombere. Ma non è forse in quel momento che il nostro percorso mentale cambia, concedendosi una possibilità, e facendo in modo di sovvertire lo stato delle cose? Jacques Audiard (“Tutti i battiti del mio cuore”, 2005) ha la rara qualità di un autore che glissa i clichè del genere, guidandoci in una dimensione più intimistica, ma non per questo meno violenta e brutale. Le mura di un penitenziario diventano il tessuto sul quale si snoda una storia che contiene tutti gli archetipi del prison movie, ma il film ha in sé il pregio di svecchiare il genere dalle ovvie risoluzioni finali. “Il Profeta” è la storia di Malik, diciannovenne condannato a sei anni di carcere. All’interno della prigione, sembra più giovane e fragile rispetto agli altri detenuti. Preso di mira dal leader della gang corsa che spadroneggia nel carcere, Malik è costretto a svolgere numerose “missioni”, che però lo fortificheranno e gli meriteranno la fiducia del boss. Ma la presa di coscienza del ragazzo, e il rinvigorimento sotto il segno di un coraggio acquisito inaspettatamente, gli consentirà di mettere a punto un suo piano segreto. Il cinema francese aveva dimenticato il suo perfetto incontro con la realtà, visto durante gli anni d’oro della Nouvelle Vague, ma con questo film riacquista consistenza e verità. Gli stereotipi vengono accantonati a favore di una concretezza che disarma. Un cinema che “sporca” le vesti immacolate della classicità per dare sfogo agli anti-eroi. Gran premio della Giuria al Festival di Cannes…assolutamente imperdibile!
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