A Tor Bella Monaca non piove mai: la stampa incontra il cast

Il Cinema Adriano di Roma ha ospitato oggi la conferenza stampa volta a presentare “A Tor Bella Monaca non piove mai”, lungometraggio d’esordio per il regista Marco Bocci.

A Tor Bella Monaca non piove mai: le impressioni del cast

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Bocci ha aperto la conferenza esprimendo prima di tutto la sua gratitudine verso la troupe con cui ha lavorato al film. Nonostante questa sia la sua opera prima, infatti, gli è stata data completa carta bianca sul fronte della produzione e il cast non ha esitato a riporre fiducia in lui.

La parola è poi passata ad Andrea Sartoretti, che nel film interpreta la parte di Romolo, fratello maggiore del protagonista. Sartoretti ha dichiarato di aver preso a cuore il suo personaggio soprattutto per il modo in cui rispecchia una realtà profondamente attuale. Romolo infatti non pretende di raggiungere la felicità, ma si accontenterebbe volentieri solo della normalità: una casa, la sua famiglia e un lavoro stabile. Al giorno d’oggi, secondo l’attore, sempre più persone condividono questo sentimento, questa voglia di semplice stabilità. Si è poi detto molto contento di aver lavorato con Bocci perché Bocci non è solo regista, ma nasce in realtà come attore e gli attori, secondo Sartoretti, sono persone che si “attaccano le pippe” di continuo. Di solito i registi fanno solo finta di ascoltare, mentre Bocci ha preso a cuore ogni singolo dubbio o incertezza sollevata dal cast.

Libero De Rienzo, protagonista della pellicola nei panni di Mauro, ha aggiunto che l’approccio alla regia di Bocci è stato un approccio carnale, aperto, e ha lodato il cineasta per essersi messo a nudo senza riserve nel condividere una storia per lui profondamente personale, legata al suo stesso vissuto più intimo. Ha contribuito molto alla resa finale del film anche la scelta della location, con cui il cast si è integrato durante le riprese fino a raggiungere le stesse “sfumature di grigio”, generando una composizione organica.

Antonia Liskova, la sfuggente Samantha, ha scherzato su come lei e De Rienzo abbiano in realtà iniziato la loro carriera attoriale insieme da bambini, lavorando nello stesso film. Liskova ha poi definito Bocci una persona “pura”, cosa assai rara che è stata ribadita più avanti anche da Fulvia Lorenzetti, che invece interpreta la moglie di Romolo, Lucia.

Giorgio Colangeli ha poi spiegato come il ruolo di Guglielmo, padre di famiglia dal carattere forte con frequenti scoppi di rabbia, lo abbia aiutato a rilasciare tutta la frustrazione che si porta dentro nella sua vita fuori dal set, in maniera quasi terapeutica. Colangeli aveva delle riserve iniziali su Bocci, perché nella sua esperienza personale gli attori che decidono di passare alla regia spesso non conoscono abbastanza bene il linguaggio, si affidano troppo al direttore della fotografia e soprattutto sono troppo opprimenti verso gli altri attori; Bocci invece ha dimostrato di essere molto preparato e disposto a lasciare libertà al cast. La stessa cosa può valere per “A Tor Bella Monaca non piove mai”: la pellicola potrebbe sembrare all’inizio l’ennesimo spaccato della periferia di Roma incentrato sulla malavita, mentre a detta di Colangeli possiede una personalità in grado di sconcertare lo spettatore. Tutto questo fa riflettere sul tema del pregiudizio e delle condanne a priori che le persone si danno a vicenda, ben presenti nella trama dell’opera.

Lorenzetti ha raccontato di un divertente aneddoto sulla sua prima impressione di Sartoretti, che il primo giorno sul set si era isolato dagli altri per calarsi meglio nella parte, mentre lei è un’attrice più spartana. Ha poi fatto i complimenti a Bocci per il modo in cui ha saputo catturare la verità dei luoghi descritti, cosa non facile e di cui lei si è resa conto immediatamente, essendo cresciuta a Torre Spaccata.

A Tor Bella Monaca non piove mai: tra romanzo e pellicola

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Un giornalista ha notato quanto il film sia ricolmo di piccoli dettagli e ha chiesto quanto Bocci si sia affidato al cast tecnico, domanda a cui il regista ha risposto di essersi affidato soprattutto agli attori in realtà. Riallacciandosi al discorso sulle “pippe” di Sartoretti, ha infatti affermato che se un attore ha dei dubbi su qualcosa, allora quei dubbi nella maggior parte dei casi vengono da motivazioni fondate e a cui vale la pena dare non solo ascolto, ma anche fiducia e rilevanza.

Alla domanda sul significato del titolo (a Roma “piove” viene usato come segnale per avvertire dell’arrivo della polizia), il cineasta ha risposto dicendo che ha voluto mantenere il titolo del romanzo originale, da lui scritto. Nella prima parte del libro, infatti, Mauro si sente spesso insicuro e, per rassicurarsi, si guarda intorno alla ricerca di pattuglie della polizia, senza però mai trovarne nel momento del bisogno. La pioggia è inoltre una metafora di una Tor Bella Monaca inaridita, con un forte bisogno di essere irrorata da nuovo nutrimento. Sempre parlando del libro, ha spiegato che, nonostante le modifiche fatte, ha sempre cercato di mantenersi fedele ai sentimenti e ai messaggi che voleva veicolare nell’originale.

Una giornalista ha poi commentato quanto la periferia romana sia iper-raccontata in questo momento, chiedendo quanto ciò abbia influenzato la visione dell’autore. Bocci ha spiegato che sì, la periferia viene spesso raccontata, ma si tratta sempre degli stessi temi e dello stesso focus sulla criminalità. Lui invece voleva raccontare Tor Bella Monaca in una chiave diversa, facendo luce su un nucleo familiare composto di persone oneste, con principi saldi, che lottano ogni giorno per sopravvivere. La scena della rapina è volutamente trattata quasi come un’allegoria, senza indugiare nel linguaggio della violenza.

Riguardo al processo creativo e al bisogno terapeutico alla base del romanzo, Bocci ha svelato di aver scritto il libro per sfogarsi. Il regista si trovava infatti nella stessa situazione di Mauro, con un padre artigiano che aveva lavorato una vita intera solo per avere una pensione misera e un locale affittato a qualcuno che si rifiutava di pagare. All’epoca Bocci avrebbe voluto “staccargli la testa”, ma alla fine si è reso conto che per una persona come lui era meglio sfogare la propria rabbia attraverso la scrittura e creare un personaggio che, al contrario, sarebbe stato abbastanza avventato da andare oltre e commettere ciò che lui non aveva commesso.

Gaia Sicolo

21/11/2019

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