Hugh Grant è tra gli attori che meglio rappresentano l’aplomb britannico e per questo motivo l’industria cinematografica americana lo ha sempre arruolato per ruoli di questo genere, incastrandolo nel cliché del bel ragazzo inglese, elegante e single convinto.
Hugh John Mungo Grant nasce ad Hammersmith (Londra) dal padre James, artista e titolare di una tappezzeria, e dalla madre Finvola, insegnante di latino e francese.
Finvola è scomparsa nel 2001, in seguito ad un cancro al pancreas, da allora il figlio è impegnato in cause benefiche a favore della ricerca su questo male incurabile. Hugh ha un fratello, James, manager alla banca Morgan Chase di New York.
Anziché seguire le orme paterne all’accademia militare di Sandhurst, il giovane Grant studia letteratura inglese ad Oxford dove si laurea a pieni voti. Durante gli studi si dedica alla recitazione con la Oxford University Dramatic Society portando sul palco anche opere di Shakespeare come “La dodicesima notte”. Il suo debutto cinematografico risale al 1982 con “Privileged” di Michael Hoffman.
Per un lungo periodo Grant continua a lavorare tra teatro e tv. Il regista James Ivory lo sceglie nel 1987 per interpretare l’omosessuale Clive Durham nel film “Maurice”, tratto dal romanzo di E. M. Forster. Con questo ruolo Hugh conquista insieme al co-protagonista James Wilby la Coppa Volpi come Miglior Attore alla Mostra del Cinema di Venezia. Ivory lo recluterà nuovamente nel 1993 per far parte del cast stellare (Emma Thompson, Anthony Hopkins, Christopher Reeve) di “Quel che resta del giorno”.
Alla fine degli anni ’80 lo troviamo ne “La tana del serpente bianco” (1988) di Ken Russell e “Remando Al Viento”(1988), nei panni di Lord Byron, sul cui set incontra la fidanzata storica Elizabeth Hurley, con la quale instaura un rapporto durato, tra alti e bassi, circa tredici anni. Nel 1992 Grant è un turista britannico in crociera con la moglie (Kristin Scott-Thomas), ma attratto da un’affascinante francese (Emmanuelle Seigner) in “Luna di fiele” di Roman Polanski.
Di certo la pellicola che gli spalanca le porte di Hollywood è “Quattro matrimoni e un funerale” (1994), di Mike Newell, che gli consente di vincere un Golden Globe e un BAFTA. Con il personaggio di questo film, Charles, uno scapolo inglese un po’ bohemien che nel corso dei quattro matrimoni e di un funerale si innamora dell’americana interpretata da Andie MacDowell, Grant entra in un cliché dal quale gli sarà difficile uscire negli anni successivi.
Il regista Chris Columbus gli offre nel ’95 la commedia “Nine Months – Imprevisti d’amore”, dove è uno psicologo dell’infanzia alle prese con la gravidanza inaspettata della fidanzata.
Nello stesso anno recita accanto ad Emma Thompson in “Ragione e sentimento” di Ang Lee, tratto dal romanzo di Jane Austen. Ritroverà l’attrice nel 2003 sul set di “Love Actually” nei panni di sua sorella.
Nel giugno 1995 uno scandalo sembra appannare la sua popolarità: viene pizzicato dai poliziotti di Beverly Hills in auto con la prostituta Divine Brown e arrestato per atti osceni in luogo pubblico.
Grant fonda la casa di produzione Simian Films (di cui anche Liz Hurley è socia) e nel 1996 produce e interpreta “Soluzioni estreme” con Gene Hackman.
Il film che lo consacra interprete di commedie rosa a lieto fine è certamente “Notting Hill” (1999), storia d’amore un po’ surreale tra un libraio londinese e l’attrice americana più in voga del momento. Grant, che su questo set ritrova lo sceneggiatore di “Quattro matrimoni e un funerale” Richard Curtis, riceve una nomination ai Golden Globes per il ruolo di William Thacker.
Nello stesso anno Hugh produce e interpreta anche “Mickey dagli occhi blu” che non avrà fortuna al botteghino.
Nel 2000 il regista Woody Allen lo vuole in “Criminali da strapazzo”, ispirato alla bellissima pellicola di Monicelli “I soliti ignoti”.
L’anno successivo è il donnaiolo e manipolatore Daniel Cleaver, che farà perdere la testa alla sua collega Bridget Jones ne “Il Diario di Bridget Jones” e nel sequel “Che pasticcio, Bridget Jones” (2004). L’attore londinese è sempre più calato nella parte dello scapolo incallito anche nella vita, tanto da far credere di interpretare la parodia di se stesso.
Dopo la rottura definitiva con Liz Hurley (della quale rimarrà amico e terrà a battesimo il suo primogenito), Hugh vive relazioni di breve durata ma molto spiate dai fotografi, tra cui quella con la miliardaria Jemima Khan terminata nel 2007.
Un altro ruolo da single viziato ed egoista glielo offre la pellicola dei fratelli Weitz “About a Boy” (2002), tratta dal romanzo di Nick Hornby, con cui si aggiudica una nomination ai Golden Globes. Il suo Will si lascia conquistare dal dodicenne Marcus, che lo aiuterà a maturare e ad assumersi delle responsabilità.
Sempre nel 2002 recita con Sandra Bullock in “Two Weeks Notice – Due settimane per innamorarsi” in cui veste i panni di George, un imprenditore immobiliare (single ancora una volta) che fa innamorare l’avvocato ambientalista con cui lavora. In “Love Actually” è il primo ministro inglese, ancora scapolo, che perde la testa per una sua collaboratrice.
Nel 2006 diventa invece Martin Tweed, il cinico conduttore del reality show “American Dreamz” nell’omonimo film con Dennis Quaid e Mandy Moore.
Per il film “Scrivimi una canzone” (2007) Hugh Grant ha dovuto prendere lezioni di canto e di ballo al fine di interpretare un cantante degli anni ’80 ormai in declino, che si dice fosse ispirato ad Andrew Ridgeley degli Wham!
Nel 2009 è protagonista assieme a Sarah Jessica Parker della commedia di Mark Lawrence "Che fine hanno fatto i Morgan?" in cui veste i panni del marito infedele, ruolo che ben si addice al farfallone Hugh.
Nel corso degli anni grazie al suo aspetto affascinante e alla sua vita personale, all’insegna del disimpegno con le donne, Hugh Grant è rimasto impigliato nel cliché dello scapolo incallito, protagonista di commedie romantiche. Nonostante ciò, ha comunque sempre personalizzato i suoi personaggi con il senso dell’umorismo e con una gestualità tutta sua, fatta di battiti di palpebre, leggera balbuzie e quella tipica espressione di colui che ti prende in giro mentre ti parla.
Ilaria Capacci
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