Umberto Eco: addio all’intellettuale più amato d’Italia

Umberto Eco: una vita resa immortale dall’amore per la letteratura

Umberto Eco

È morto Umberto Eco.  Uomo dalla mente acutissima ed eccellente romanziere, è stato più volte candidato al premio Nobel per la Letteratura senza, però, che questo ulteriore onore gli fosse mai attribuito. È certo che il suo nome  rimarrà nella storia del nostro paese, e del mondo, come quello di uno degli intellettuali più amati.

Umberto Eco nasce ad Alessandria il 5 gennaio del 1932; non solo scrittore, Eco è stato un personaggio di spicco del mondo accademico italiano ed internazionale. Nel 1988 ha fondato la facoltà di Comunicazione presso l’Università di San Marino e dal 2008 era professore emerito e presidente della Scuola superiore di studi umanistici dell’Alma Mater.

Filosofo e letterato, vanta una produzione artistica molto ampia che spazia dalla filosofia alla semiotica, dalla linguistica all’estetica. Tra le sue opere più note annoveriamo: “Apocalittici e integrati ”,“Opera aperta”e “Fenomenologia di Mike Bongiorno”; ma all’amore per le scienze di stampo accademico si affianca anche quello per la letteratura fra i quali spicca “Il nome della rosa”.

La conquista della fama internazionale grazie al romanzo “Il nome della rosa”

Pubblicato nel 1980, il celebre romanzo si struttura in maniera inedita come un giallo storico, per la precisione un giallo deduttivo, che si muove sullo sfondo del nord Italia. Questo celeberrimo testo, si apre con un espediente letterario tradizionale: quello del manoscritto ritrovato, la narrazione è ambientata all’interno di un’abbazia benedettina ed è scandita attraverso i ritmi della vita monastica. Considerato un capolavoro, l’opera è stata inserita da “Le Monde” tra i cento migliori libri del secolo.

È grazie a questo romanzo che il nome Umberto Eco è divenuto conosciuto in tutto il mondo, l’intellettuale aveva infatti voluto sperimentare con l’editore Bompiani la possibilità che anche il pubblico di massa potesse apprezzare un bestseller senza che questo venisse meno alla sua qualità. Dal libro, di cui sono state vendute 50 milioni di copie in tutto il mondo, è stato tratto un famoso film, chiamato appunto, “Il nome della rosa”.

La pellicola si presenta come una trasposizione fedele del romanzo è, infatti, ambientata nell’anno 1327, nel nord d’Italia, dove sorge un maestoso monastero al quale giunge un francescano ex inquisitore: Guglielmo Da Baskerville, ma l’uomo non è solo, si avvale della compagnia di un novizio, tale Adso da Melk, che segue il maestro come un’ombra fedele. I due, stanno arrancando verso il monastero per partecipare ad un incontro atto a chiarire alcuni problemi della fede; ma quando giungono, Guglielmo si accorge che fra gli abitanti dell’abbazia scorre tensione e, perfino, paura. Diffidando delle rassicurazione dell’abate, Guglielmo assieme al fido Adso, comincia a fare ricerche su quanto sta accadendo all’interno del cenobio. E tuttavia durante le sue indagini il francescano si accorge che i monaci fanno di tutto per ostacolarlo, persino quando muore un giovane monaco, tentano di dissuaderlo a ricercare le cause degli eventi. I decessi cominciano a susseguirsi all’interno dell’eremo e Gugliemo si convince che il filo conduttore di queste è da ricercarsi nella natura di alcuni testi antichi. Il francescano ha compreso che dietro tutta la vicenda c’è qualcuno che sta tramando sin dall’inizio, e che spetta a  lui doverlo scoprire.
Protagonisti del film diretto da Jean Jacques Annaud un giovane Christian Slater e uno straordinario Sean Connery.

La bellezza delle opere di Umberto Eco risiede nella sua capacità e nella sua consapevolezza del fatto che, il lavoro di intellettuale non può essere ristretto e soffocato dai limiti imposti da una specializzazione accademica, che molto spesso soffoca la spinta creativa di un’artista. È stata questa convinzione a renderlo un uomo erudito, uno studioso eccellente, che non ha mai spesso di  divertire il suo pubblico rendendolo partecipe e protagonista delle sue opere.

La sua morte ha attirato l’attenzione della stampa internazionale, prova della sua celebrità e dell’apprezzamento che ha sempre suscitato nel mondo accademico e non. Stasera su Rai 3, la nuova direttrice Daria Bignardi, ha annunciato che durante la consueta trasmissione “Che tempo che fa” verrà trasmesso “uno speciale ricordo” dello studioso e verrà successivamente trasmesso il film “Il nome della rosa”.

Angelica Tranelli

20/02/2016

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