The Jump (2020)

The Jump: la storia di un uomo e la sua ricerca della libertà

The Jump recensione

“The Jump” racconta con uno schietto quanto dinamico stile documentaristico, la storia vera di Simas Kurdika, l’uomo lituano che negli anni Settanta chiese asilo a una nave americana, nel bel mezzo di un incontro bilaterale Russia-USA volto a trovare un punto d’incontro sulla regolamentazione della pesca nell’Oceano Atlantico. L’uomo saltò letteralmente sulla nave americana, e la regista e produttrice Giedrė Žickytė ripercorre con immagini di repertorio, interviste, e dialoghi con lo stesso Simas, cos’è accaduto in quel fatidico giorno, e come sia poi evoluta la vita dell’uomo, in bilico tra la vita e la morte dopo la coraggiosa quanto pericolosa scelta.

Il ritmo del documentario della pluripremiata regista lituana non ha niente da invidiare a molti prodotti di finzione, i dettagli della vicenda vengono sviscerati col ritmo di un thriller, tenendo lo spettatore incollato alla poltrona.

La storia di quest’uomo, a parte le ovvie curiosità sulle sue personalissime vicende, che hanno riempito le pagine dei giornali dell’epoca e ispirato approfondimenti e film, ci chiamano a riflettere su un bene sommo, come quello della libertà.

L’America era la terra dei sogni per molti paesi, come la Lituania, sotto il giogo dell’oppressore sovietico, ma gli americani stessi, come buona parte del mondo occidentale, si soffermava e si sofferma poco, sul valore effettivo di una libertà per noi oramai scontata che, svilita nella sua essenza, diventa a volte libertà di fare tutto ciò che si vuole, senza regole né rispetto, per noi stessi, per gli altri, per il pianeta.

La storia di un uomo che ha scosso l’opinione pubblica americana

Splendido Simas, che sta davanti alla telecamera con la serenità di un attore navigato. Il suo volto racconta le fatiche di una vita, e simboleggia il sacrificio e la sofferenza di tutti quelli che vivono lontano da casa, non per scelta ma per necessità. Per certi versi in lui si può leggere la fatica universale di ogni migrante che lascia la propria terra, nella speranza di realizzare quei sogni che in patria non potrebbero mai concretizzarsi. In questi tempi di intolleranza e durezza, “The Jump” riporta il timone sull’importanza degli affetti, dell’amor patrio, della libertà, valore supremo e inalienabile, cui tutti aneliamo.

Giedrė Žickytė tesse una fitta trama di dolorosi ricordi, che vanno a comporre l’affresco di una vicenda che causò imbarazzo internazionale a un’America che non seppe salvaguardare gli interessi del lituano in difficoltà, trasgredendo la regola non scritta per cui il governo non nega l’asilo a un uomo oppresso. Intense le interviste con chi ha partecipato attivamente ai movimenti popolari dell’epoca, colpisce la disponibilità di un uomo come Henry Kissinger a parlare dell’accaduto.

Non possono non toccare il cuore dello spettatore le parole del protagonista quando dice con franchezza che per un immigrato rimangono accessibili i lavori ‘sporchi’, quelli in cui si fatica. Addolora anche la sua riflessione su come le sue vicende e il suo impegno non abbiano acceso i riflettori sui Gulag, e sulle mostruosità perpetrate ai danni degli internati.

Lavori come questi danno al mezzo filmico un valore educativo che travalica barrire culturali e sociali.

Maria Grazia Bosu

  • Regia: Giedre Zickyté
  • Cast:Henry Kissinger
  • Genere: Documentario, colore
  • Durata: 84 minuti
  • Produzione: Lituania, Lettonia, Francia, 2020

The Jump doc"The Jump" è un film di Giedre Zickyté presentato in Selezione Ufficiale alla Festa del Cinema di Roma 2020.

The Jump: la trama

Il film racconta un fatto avvenuto negli anni Settanta, durante la Guerra Fredda: una motovedetta americana e una nave sovietica si incontrano al largo della costa orientale degli Stati Uniti per parlare dei diritti di pesca nell'Atlantico. Durante il colloquio, che si tiene sulla nave della guardia costiera statunitense, un marinaio lituano di nome Simas Kurdika, nel tentativo disperato di ottenere aiuto dagli americani, si lancia nel vuoto, saltando gli oltre tre metri di acqua gelida che separano le due imbarcazioni.

Raggiunto il ponte della nave americana, chiede asilo, con una determinazione pari solamente alla sua disperazione. L’equipaggio si adopera, ma a nulla servono gli sforzi, ordini dall’alto costringono il comandante a rendere il marinaio ai sovietici. E questo è solo l’inizio dell'incredibile storia che ci racconta la pluripremiata regista lituana Giedrė Žickytė.

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