Normal People – Recensione

Su Starzplay è uscita “Normal People”, la trasposizione televisiva del romanzo di Sally Rooney, giovane scrittrice irlandese che ha conquistato le attenzioni della critica e l’amore del pubblico, e che ha partecipato all’adattamento della sua opera sia in veste di co-sceneggiatrice che di produttrice esecutiva.

Normal People: due solitudini diverse che si incontrano

Paul Mescal e Daisy Edgar-Jones

La storia è semplice e vede protagonisti due ragazzi dell’ultimo anno di liceo, Marianne e Connell, apparentemente molto distanti ma uniti da una stessa sensibilità, una sorta di affinità elettiva. Lei è molto brava a scuola ma non altrettanto nei rapporti sociali, tanto da essere emarginata e derisa dai compagni che la considerano una tipa strana e spocchiosa. Anche lui ha ottimi voti, ma è inserito all’interno di un gruppo di amici, nel quale nonostante non condivida sempre ciò che fanno o dicono, sente di essere al sicuro e ben voluto.

I due provengono anche da due condizioni sociali diverse, ed è proprio questo che li avvicinerà, dal momento che la madre di lui lavora come donna delle pulizie nella casa di Marianne. Iniziano così una relazione che però resta clandestina per la paura di Connell di essere isolato dai suoi amici qualora venissero a scoprire che frequenta una ragazza come lei. Ciò ovviamente complica le cose causando fraintendimenti e screzi, che rovinano il loro rapporto e li allontana. Finché una volta abbandonati i banchi di scuola, quel microcosmo di relazioni sociali perde il suo valore (o forse non l’aveva mai avuto) e la situazione sembra invertirsi, mentre il legame intimo che li aveva avvicinati resiste, destinato a non spezzarsi malgrado difficoltà e separazioni.

Questo breve riassunto potrebbe far sembrare “Normal People” una storia d’amore adolescenziale già vista, ma non è così. La serie infatti ha un forte piglio autoriale e racconta con delicata naturalezza i turbamenti interiori dei due giovani protagonisti, ma soprattutto il passaggio al college e di conseguenza al mondo adulto, con grande attenzione ai dettagli. Si prende i suoi tempi, seguendo i personaggi nei cambiamenti che devono affrontare durante la loro vita, destinati sempre a rincontrarsi trovando nell’altro un punto fermo in cui sentirsi davvero capiti, anche quando le incomprensioni sembravano averli divisi.

Una storia di rimpianti, in cui ci si perde ma alla fine ci si ritrova sempre

StarzPlay Normal People

La serie tv ha ricevuto pareri entusiasti, e molti l’hanno definita tra le migliori del 2020. Non a caso si è da poco aggiudicata quattro nomination agli Emmy 2020, tra cui miglior attore protagonista, regia e sceneggiatura. “Normal People” è sicuramente un prodotto di qualità, ma se da una parte c’è chi l’ha amata e ne è stato particolarmente coinvolto, rivedendosi in certe dinamiche di coppia, dall’altra non è detto che tutti entrino in sintonia con i personaggi, i loro comportamenti e il loro amore altalenante.

Il rapporto tra Marianne e Connell, infatti, in alcuni momenti può risultare estenuante. Per quanto non sia sempre facile o possibile spiegare le azioni e i sentimenti umani, in alcune circostanze l’incomunicabilità reiterata tra i due protagonisti appare poco convincente, tanto da diventare fastidiosa. Non mancano scene molto belle ed emotivamente coinvolgenti, grazie anche a una messa in scena curata e a una coppia di attori talentuosi, che riesce a dare corpo a un romanzo che adotta uno stile di scrittura abbastanza distaccato.

Al contrario i due registi (tra cui Lenny Abrahamson, candidato all’Oscar per “Room“), che si dividono la direzione dei dodici episodi della serie, avvicinano la macchina da presa ai corpi, intercettando ogni increspatura del viso o piccolo movimento dei personaggi, cercando così di scavare dentro di loro. Talvolta però, a causa dei frequenti salti temporali, ma non solo, si fa fatica a comprendere le scelte dei protagonisti e il perché di certi cambiamenti improvvisi.

A volte sembra non esserci una crescita, ma il ripetersi di alcuni meccanismi tossici, da cui i due protagonisti non riescono a uscire. I momenti di felicità sono brevi parentesi. Nell’ostinata mancanza di comunicazione e nell’accumularsi di incomprensioni, la storia malinconica tra Marianne e Connell talvolta può risultare tediosa. In alcuni momenti così vicini nei loro sentimenti più intimi, poi si allontanano inesorabilmente. Tanto che forse si apprezzano e comprendono di più i protagonisti presi nei loro drammi individuali. E tra i due è Connell quello che convince maggiormente, merito anche dell’interpretazione di Paul Mescal.

Due giovani adulti alla ricerca del loro posto nel mondo

Normal People serie

La storia è costruita su assonanze e dissonanze, innanzitutto tra i due protagonisti. Da una parte c’è la famiglia di Marianne, molto agiata, ma fortemente problematica, che le lascia cicatrici interiori che poi lei tende a ricercare anche nelle relazioni fisiche. Dall’altra Connell, che viene da una classe sociale inferiore e ha vissuto da solo con la madre, con cui ha un bellissimo rapporto di affetto e complicità.

Dietro false apparenze però, entrambi condividono fragilità e profonde insicurezze, che nel caso di Marianne la spingono a dare tutta sé stessa e a concedersi interamente alle altre persone in un rapporto che finisce per diventare di sottomissione, trascinandosi una sensazione di inadeguatezza anche quando gli anni del liceo sono passati da un po’ ed è lontana dalla sua famiglia.

La serie tv parla anche di depressione, attacchi d’ansia, apatia, quel senso di alienazione e spaesamento rispetto al mondo circostante, e dei cambiamenti che inevitabilmente avvengono con il passaggio all’università, a volte accompagnati dalla speranza di trovare finalmente persone affini, da cui essere veramente capiti. Inoltre, la vita a cavallo tra due città, che ogni studente fuori sede conosce bene, porta a vivere due esistenze separate, che non sempre trovano un punto d’incontro, determinando la necessità di doversi confrontare con molteplici versioni di sé stessi. Costanti incertezze che caratterizzano l’intera generazione dei Millennials.

“Normal People” rifugge da facili soluzioni o da un lieto fine risolutore, ma mette sempre alla prova i personaggi, rappresentando quell’incessante tumulto che è la vita, che non si arresta nel suo momento migliore, quando tutto sembra finalmente al proprio posto, ma continua a sconvolgere e cambiare i suoi protagonisti.

Maria Concetta Fontana

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