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Jean-Luc Godard: è morto il regista della Nouvelle Vague

Arriva dal giornale francese Libération la notizia della dipartita del maestro franco/svizzero Jean-Luc Godard che ha segnato come pochi il cinema contemporaneo.

A 91 anni è morto Jean-Luc Godard il regista culto della Nouvelle Vague

Godard

Jean-Luc Godard: è morto il regista della Nouvelle Vague

Il regista Jean-Luc Godard ha fatto ricorso in Svizzera al suicidio assistito. Non era malato, ma di lui hanno detto che era esausto. Nella sua lunga carriera ha girato 150 opere tra film e documentari dopo una brillante attività come critico cinematografico in gioventù. Ha ricevuto due Leoni d’Oro a Venezia, uno alla carriera nel 1982 e l’altro per il film “Prénon Carmen” l’anno dopo.

“Era il più iconoclasta fra i registi della Nouvelle Vague – ha detto il Presidente francese Macron – aveva inventato un’arte assolutamente moderna, intensamente libera. Perdiamo un tesoro nazionale, uno sguardo da genio”.

Il lavoro che lo ha lanciato nell’Olimpo della settima arte fu nel 1960 “Fino all’ultimo respiro” (1960) con Jean-Paul Belmondo, un film manifesto. Una storia banale di fondo: quella tra un piccolo delinquente e una giovane donna, tratta da un trattamento di Francois Truffaut, Costato pochissimo e girato con camera a mano la pellicola ruppe gli schemi e segnò un passaggio importante nella storia del cinema.

Il regista più politico della sua generazione

L’occhio (e la camera) di Godard erano un specchio riflesso dei suoi tempi. Nel 1965 ebbe come un’intuizione in “Agente Lemmy Caution: Missione Alphaville” in cui raccontava di un mondo dominato dall’Intelligenza Artificiale, in cui tutto era deciso dal computer Alpha 60, in grado di controllare la mente degli uomini, cosa che purtroppo sta diventando molto realistica.

Il regista diventò marxista dal 1966 e da allora tutte le sue opere furono una denuncia al sistema capitalistico. Tra i film più importanti del periodo “La cinese” e “Week End – Una donna e un uomo da sabato a domenica” entrambi del 1967.

Il suo impegno politico si concretizzò inoltre con la creazione insieme con altri cineasti del gruppo Dziga Vertov, che diede vita dal 1968 al 1972 a diverse opere collettive. Da citare tra degli altri “Crepa padrone, tutto va bene” con la coppia d’intellettuali in crisi formata da Jane Fonda e Yves Montand, firmato in tandem con Jean Pierre Gorin. Il regista non si fermò mai e continuò negli anni a venire a girare film e documentari. Il suo testamento artistico risale al 2014: “Adieu au langage”, storia dai risvolti esistenziali di una coppia in crisi e del proprio cane. Da allora il regista ha fatto vita molto ritirata e non vedeva più quasi nessuno. La sua scelta del suicidio assistito è stata l’ultimo atto di un uomo che non ha mai rinunciato al suo cinema e al suo linguaggio.

Ivana Faranda

13/09/2022

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