Figli: presentato il film alla stampa

Oggi al Cinema Quattro Fontane di Roma i produttori Nicola Maccanico e Lorenzo Mieli, il regista Giuseppe Bonito e gli interpreti Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea hanno presentato alla stampa la commedia “Figli”.

Figli: nel segno dell’ottimismo

Figli film

Bonito ha immediatamente posto l’accento sul fatto che “Figli” sia un’opera di Mattia Torre. Torre stesso l’aveva chiamato all’improvviso, dicendo che gli serviva “un regista di sostegno”, e Bonito aveva avuto svariate obiezioni in merito, ma Torre l’aveva rassicurato dicendogli che era stato l’istinto a dirgli di sceglierlo per quel ruolo. La collaborazione tra i due, secondo il regista, è sempre stata molto istintiva.

Il moderatore ha osservato come il film non parli solo di figli, ma anche dell’Italia e dei pensionati, con mille stratificazioni. Cortellesi ha aggiunto che “Figli” parla soprattutto di una storia d’amore e del bisogno di venirsi incontro all’interno di una coppia.

Davanti alla domanda su quali siano state le scene più assurde e quali quelle in cui gli attori si sono ritrovati di più, Mastandrea ha detto di essersi riconosciuto molto nelle scene di conflitto. All’interno della pellicola, secondo lui, c’è il modo di approcciare la realtà di Torre, con sfrontatezza ma senza giudicare. Il bagaglio emotivo dell’autore è molto presente e ha fatto riflettere Mastandrea sull’impatto che Torre ha avuto con le persone a cui si è legato. In un certo senso “Figli” insegna a resistere agli urti della vita.

Cortellesi ha detto di essersi ritrovata in tutto, specialmente in tutte le tipologie di genitori, ma di essere riuscita a ridere di se stessa. Il pregio del cinema di Torre a sua detta è quello di raccontare la realtà in modo surreale, con un’ironia terapeutica che alleggerisce lo spettatore.

Figli: i messaggi dell’opera

Figli pellicola

Mastandrea ha poi commentato come la figura della madre in Italia sia vista come una benedizione, dicendo che dalle madri la cultura si aspetta costanti sacrifici ma che questa è una mentalità da combattere. Fare figli dovrebbe essere vista come una cosa naturale, priva delle aspettative contorte che ha nell’immaginario collettivo.

Riallacciandosi a ciò che aveva detto in precedenza, Cortellesi ha risposto a una domanda sulla gag della finestra spiegando che anche in quel caso si tratta della realtà raccontata in modo surreale. La cornice della finzione narrativa permette di uscire in fretta da una situazione di cui si è prigionieri buttandosi dalla finestra senza ripercussioni, cosa che tutti sognano ma che è impossibile.

Secondo Bonito, il modo in cui l’inconscio irrompe all’improvviso nella realtà è un tratto distintivo della scrittura di Torre, come lo è il mescolare il registro comico con quello tragico. Lui è stato attento a non esagerare.

Un giornalista ha osservato come il film sia italiano a tutti gli effetti, ma allo stesso tempo molto poco italiano. Mieli si è detto d’accordo, spiegando che Torre era un’idea di cinema che lui aveva cercato per tutta la vita e che per questo realizzare “Figli” era qualcosa di necessario. Maccanico ha continuato affermando che il cinema di Torre aveva la capacità di unire un alto grado di identificazione con la fantasia e che questo è un tratto che il panorama cinematografico italiano dovrebbe ereditare per creare qualcosa di popolare e alto al tempo stesso.

Di fronte a un’osservazione sulla scena del confronto tra Sara (personaggio di Paola Cortellesi) e sua madre, Mastandrea ha affermato di sposare in pieno la voglia di Torre di gridare quanto fossero responsabili le generazioni precedenti. Anche Cortellesi si è detta d’accordo, osservando che quando il ponte con i nonni viene a crollare tutto finisce per andare a rotoli per una giovane coppia, dato che non ci sono strumenti di sostegno esterni.

La conferenza si è conclusa con una divertente chiacchierata sulla difficoltà di girare le scene dei salti dalla finestra e degli incidenti successi sul set.

Gaia Sicolo

17/01/2020

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