Fargo – Stagione 4 – Recensione senza spoiler dei primi tre episodi

Fargo – Stagione 4 – Recensione senza spoiler dei primi tre episodi

Fargo – stagione 4: dal Minnesota al Missouri il nuovo capitolo cambia ambientazione

Fargo

La quarta stagione di “Fargo”, creata e diretta sempre da Noah Hawley, non delude per questo nuovo capitolo, andando ancora più indietro nel tempo, nel 1950, e cambiando ambientazione, spostandosi a Kansas City, dove usanze e costumi ebraiche, irlandesi e italiane aprono lo scenario della serie. Un bambino per un bambino, uno scambio per mantenere la pace, in una successione di famiglie continua, interminabile, dove solo un tradimento può porre fine alla tregua. Tradimento che prima o poi avviene. Fino all’arrivo degli Afroamericani, capaci di cambiare le regole e che entrano in grande stile, dal punto di vista narrativo e strutturale, mantenendo così il doppio tono: storico e immaginario, realistico e fittizio.

Due famiglie rivali, capeggiate da Josto Fadda (Jason Shwartzman) e Loy Cannon (Chris Rock) che sembrano voler mantenere la pace, a differenza di Gaetano Fadda (Salvatore Esposito), fratello instabile di Josto, appena tornato dall’Italia e pronto ad affermare la propria supremazia. Scambiando i figli più piccoli sono entrambi sotto scacco, tenuti in pugno l’uno dall’altro. Ma come sempre, anche questa quarta stagione aggiunge altri personaggi alla storia principale: Ethelrida Pearl Smutney (Emyri Crutchfield) adolescente afroamericana attratta dalla vita spericolata della zia e della sua compagna, entrambe appena uscite di prigione. Vicina di casa degli Smutney è Oraetta Mayflower (Jessie Buckley), docile e affettuosa all’apparenza, ma che è in realtà folle e pericolosa.

Gente comune, gangster e finti angeli

Fargo

Tra detective corrotti o pronti allo scontro, consiglieri fidati o divisi tra fratelli che giocano a guidare la famiglia e le varie storyline che lentamente si incontrano, “Fargo” apre i soliti migliaia di scenari possibili, facendo entrare in contatto i personaggi attraverso scontri a fuoco, funerali, riunioni familiari e visite in ospedale. Oraetta Mayflower è appunto un infermiera che, con medicinali e farmaci a portata di mano, è ancora più temibile di quanto già non lo sia senza le armi del proprio lavoro.

La quarta stagione di “Fargo” mantiene tutti quegli elementi che l’hanno resa celebra e apprezzata, e cioè il genere tragicomico, l’azione scandita da spari ed esplosioni e la tecnica, sempre impeccabile in ogni sua forma, dall’ottima regia alla fotografia, vincente nella narrazione e nell’ambiente familiare che è al centro di ogni storia. Dove il personaggio dell’infermiera si insinua creando difficoltà, problemi e, perché no, mietendo vittime. Per non parlare della recitazione, dove, primo fra tutti, il due volte ex presentatore degli Oscar, Chris Rock, spicca per la vena comica che lo contraddistingue. 

Fargo: nodi che verranno al pettine

Fargo

Non è la prima volta che “Fargo” parte con una trama non subito delineata, ma che dà il via a varie storie e situazioni. Dalla serie ormai, dopo 3 ottime stagioni, ci si aspetta molto, e per adesso tutto sembra andare nella direzione giusta, con protagonisti e rivali definiti e personaggi di contorno non del tutto chiari, ma che già appaiono al proprio posto in quella che è la criminalità organizzata di Kansas City. Dal tema del razzismo a quello dei valori della famiglia, dal gangster movie alla comedy intrisa di black humor, e con riferimenti a film come “Il padrino” e “Gli intoccabili”, la quarta stagione di Fargo mette in atto degli esperimenti che per ora non deludono le aspettative, facendo solo un po’ di confusione su cosa voglia realmente raccontare.

Giorgia Terranova

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