“Ero in guerra e non lo sapevo”  presentato oggi alla stampa

“Ero in guerra e non lo sapevo” presentato oggi alla stampa

Uscirà nelle sale in 200 copie, dal 24 al 26 gennaio, “Ero in guerra ma non lo sapevo”, il film sull’omicidio del gioielliere Torregiani per mano dei P.a.c., nel 1979 a Milano. Erano presenti oltre al regista e a due degli interpreti, Francesco Montanari e Laura Chiatti, il produttore Luca Barbareschi, Paolo Del Debbio di Rai uno e il figlio della vittima Alberto autore di un libro da cui è tratto liberamente il film.

Ero in guerra e non lo sapevo: Fabio Resinaro ha optato per un racconto familiare

ero in guerra ma non lo sapevo foto

Resinaro ha precisato come sia stata una scelta registica quella di raccontare la storia nell’universo domestico del protagonista e di aver vissuto una sfida, vista la presenza di varie tesi e antitesi sulla vicenda negli anni. Gran parte delle domande dei giornalisti si è concentrata sulla figura antipatica del personaggio interpretata da Montanari. Pierluigi Torregiani era, secondo Resinaro, un uomo libero, in una specie di lockdown forzato, a causa del clima politico di quegli anni. E ha aggiunto come la stampa invadente abbia contribuito a metterlo in pericolo.

Francesco Montanari ha ammesso che nel film il suo personaggio poteva sembrare ottuso, perché faceva finta di niente. Ma questa era solo apparenza, in realtà era un uomo pragmatico, un artigiano che non a caso aggiustava gli orologi, un oggetto che diventa metaforico nel suo caso. Aveva una  mentalità borghese, che potrebbe apparire vecchia ai nostri giorni. Non poteva accettare in alcun modo ciò che gli stava succedendo. L’attore ha concluso dicendo che il film non è un docufilm e si è lavorato sulla visione dei personaggi nella sceneggiatura.

Va ricordato che il gioielliere, pur sapendo di correre grossi rischi e pur avendo una scorta, non fece molto per salvarsi. Al contrario, era molto più prudente la moglie Elena interpretata da Laura Chiatti. L’attrice l’ha definita una madre di famiglia, che aveva scelto di tirare su tre figli non suoi, adottati con il marito.

Il film e la sua genesi raccontato dal produttore e dal figlio di Torregiani autore dell’omonimo libro

La secondo parte della conferenza stampa è stata per gran parte di Luca Barbareschi, che ha raccontato la lunga gestazione dell’opera. Era da tempo che lui voleva raccontare questa storia ma non riusciva a trovare uno sceneggiatore. E qui si è inserito Alberto Torregiani, che ha scritto il libro nel 2006.

A lui il personaggio del padre fatto da Montanari è piaciuto, ci ha trovato molta sensibilità. Non voleva che apparisse come la vittima ‘piaciona’. Era un uomo caparbio, che voleva realizzare i suoi sogni di benessere per i suoi tre figli adottati. Lo ricorda come un padre che doveva nascondere le sue paure alla famiglia. Barbareschi ha concluso spiegando come questo film parli, non solo degli anni ’70, ma fa riferimento ai nostri giorni. Ha ricordato con un certo vigore i segreti di stato sulle stragi e la simpatia della stampa per i terroristi come Cesare Battisti, in Francia e non solo. Ha concluso dicendo di voler fare a breve un film comico sul movimento femminista metoo.   

Ivana Faranda

20/01/2022

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