Enfer (2020)

Enfer: la storia d’amore fra il Diavolo e il Mondo

Enfer cortometraggio

In anteprima mondiale al Raindance Film Festival e concorrente come Miglior Cortometraggio internazionale, “Enfer” è un cortometraggio di Duilio Scalici che ritrae la storia d’amore più vecchia della storia, quella fra il Diavolo e il Mondo. Un racconto inebriante, che sembra emanare un profumo insieme dolce e acre, e che fa sentire sulla pelle la carezza della tentazione per gli interi quattro minuti di durata.

Il Diavolo di Duilio Scalici non è un riprovevole mostro cornuto e terrificante, ma lo spirito del Male che si incarna in una forma seducente, a cui è difficile resistere.
È l’ammaliante sguardo nel volto di una donna, che si tinge di rosso e diffonde calore nell’ambiente circostante. È un morbido corpo che appare puro, casto: chi lo vede non può resistere alla brama di sfiorarlo delicatamente, con movimenti rispettosi, tra smania e ritrosia. Subito, al primo contatto con quel corpo, fiorisce un sentimento di intensa passione, raffigurato nel cortometraggio mediante il classico emblema della rosa rossa. Sentimento del quale sarà difficile liberarsi.

Le carte dei tarocchi

“Il Diavolo e il Mondo”, per una geniale idea del regista, si presentano tramite le loro carte dei tarocchi, rispettivamente la XV e la XXI. Chi conosce le carte, sa che quella de Le Diable indica il pericolo: sotto mentite spoglie e tramite la menzogna, il diavolo trama la sua ragnatela, nella quale – se non si presta la giusta attenzione – è facile rimanere incastrati.

È importante, dunque, non lasciarsi illudere dalle bugie del Diavolo, qui rappresentate dal simbolo della croce e dalla frase scritta sulla pelle della donna, All you need is love. Frase vera: l’essere umano ha bisogno di amore, ma si inganna se crede di poter riceverlo dal Diavolo. Nella carta, infatti, l’acqua dietro il Diavolo è piatta: egli non prova alcun sentimento, ma vive nel calcolo razionale. Una volta caduti nella trappola, si finisce per perdere tutto: lo sguardo di chi viene toccato dalla tentazione diviene anch’esso piatto, vuoto.

La storia d’amore, alla fine del corto, si consuma: il Diavolo penetra nel Mondo, che finirà per essere intriso del male, nel corpo e nell’anima.

Il finale è aperto. Un gatto nero invade lo schermo: reale disgrazia o pura superstizione?

Un’esperienza sensoriale

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Il cortometraggio riesce a far vivere una vera esperienza sensoriale, che coinvolge a trecentosessanta gradi lo spettatore.

La tentazione in “Enfer” è colore. Predomina il rosso, colore della pelliccia della donna e del suo volto, della rosa, della tazza di caffè e del rossetto. Il simbolismo del colore è percepito in modo prorompente: rimanda al Diavolo, all’amore passionale, al cuore, alle viscere, al sangue che scorre nelle vene. Di rosso si tingono i due corpi che si abbandonano, in conclusione, alla consumazione del desiderio.

Inoltre, nel corto si gioca con le ombre: il male, chiaramente, si presenta nell’oscurità. Il nero vince sulla lucentezza del crocifisso, prima usato dal Male come maschera, e poi abbandonato a terra prima di essere definitivamente profanato.

La tentazione in “Enfer” è anche odore e sapore. Le inquadrature dei corpi, del fondo della tazza di caffè, del rossetto e soprattutto della terra, regalano allo spettatore un’esperienza olfattiva e gustativa.

È coinvolto anche il tatto: numerosi sono i primi piani alle mani, che, nella visione, riescono a trasmettere la sensazione che si prova nell’essere sfiorati, toccati e persino stretti.

Non meno coinvolto è l’udito. Un grave Miserere nobis accompagna la lunga tentazione, in un’atmosfera solenne: si lascia intendere la presenza sulla scena del peccato, che -sotto mentite spoglie- si insinua nel Mondo, rendendo necessaria la misericordia divina. Nella scena finale, il ritmo cambia radicalmente: il Mondo non ha saputo resistere, ha ceduto. Intreccia le sue mani con quelle del Diavolo, che può mostrarsi per quel che è. Nel momento esatto del primo bacio, il Miserere è rotto bruscamente da una musica metal, rapida, tuonante.

Erica Bozzolan

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