Closet Monster – Recensione

  • Regia: Stephen Dunn
  • Cast: Connor Jessup, Aaron Abrams, Isabella Rossellini, Joanne Kelly, Aliocha Schneider, Sofia
  • Banzhaf, Jack Fulton, Mary Walsh, Marthe Bernard, James Hawksley, Paula Morgan, Igor Pugdog,
  • Jonathan Watton
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 90 minuti
  • Produzione: Canada, 2015

“Closet Monster”: turbamenti adolescenziali e difficoltà ad entrare nel mondo ‘dei grandi’ in un ragazzo dotato ma reso insicuro dal non avere alle spalle una solida famiglia

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L’opera prima di Stephen Dunn, presentata alla Festa del Cinema di Roma 2015 nella sezione autonoma e parallela Alice nella Città, racconta la storia di Oscar che vediamo nelle immagini iniziali vivere una prima infanzia serena, fino a quando la madre non abbandona lui e il padre.

Come se non bastasse, assiste impotente ad una violentissima aggressione di cui è vittima un ragazzo gay e non riuscirà più a liberarsi di quel ricordo doloroso, che diventerà per lui un’ossessione.
Oscar è un adolescente brillante e creativo, ma lo sgretolarsi del nucleo familiare ne ha fatto un ragazzo insicuro, persino del suo orientamento sessuale.

Dunn è capace di far entrare lo spettatore nel mondo di Oscar, nei sui pensieri, nelle sue paure e nella tristezza che lo accompagna nonostante l’entusiasmo che impiega nel coltivare le sue passioni con la speranza che gli permettano un giorno di lasciare una città dove ormai si sente soffocare.

“Closet Monster”: riconoscersi ed accettare la propria sessualità

Il regista riesce a comprimere il racconto in novanta minuti, dando al girato un ritmo fluido e accattivante. Non possiamo dire che scavi nell’animo di tutti i personaggi, ma lo fa con quello di Oscar e questo basta ai fini della pellicola. Peccato per certe licenze, non sempre azzeccate: se gli possiamo perdonare l’amicizia del ragazzo con un criceto parlante, siamo meno propensi a scusare una concretizzazione delle ossessioni del protagonista, proprie di tutt’altro genere di film.

Non si può far tutto in soli novanta minuti: coniugare la riflessione e l’introspezione emotiva a pance sanguinanti e animali parlanti ci sembra un po’ troppo.

Nel complesso comunque il film è ben girato e ben recitato, e non ci lascia di certo indifferenti.

Maria Grazia Bosu

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