Cannes 2016: l’umanità nelle sue varie sfumature è il tema dominante del terzo giorno

Cannes 2016: l’umanità nelle sue varie sfumature è il tema dominante del terzo giorno

Durante il terzo giorno di proiezioni ufficiali, la 69° edizione del Festival di Cannes sfodera i suoi due candidati migliori: il francese Bruno Dumont e l’inglese Ken Loach. Ma non sono i due registi i veri protagonisti della giornata, a dominare è infatti l’uomo, il cui universo interiore viene esplorato attraverso molteplici punti di vista: Maha Haj e Bruno Dumont ne indagano i risvolti interpersonali, mentre Pablo Larrain e Ken Loach riscoprono quelli che sono gli ideali e i sentimenti che conducono gli uomini a combattere e a rivendicare una propria dignità di essere umani.

Cannes 2016: Maha Haj e Bruno Dumot indagano la complessità dei rapporti umani attraverso l’arma della commedia

Cannes 2016

Maha Haj debutta nella sezione “Un certain regard” con la pellicola “Personal Affairs”, una commedia delicata sulle relazioni familiari e personali ambientata nella moderna Palestina. A Nazareth, una vecchia coppia, composta da Nabeela (Sana Shawahdeh) e Saleh Potter (Mahmour Shawahdeh), trascorre le proprie giornate tra soap opera e internet. Saleh è sempre più preoccupato per l’auto-isolamento di Nabeela e, con la scusa di visitare il figlio Hisham (Ziad Bakri) in Svezia, spera di poter mettere fine a quest’impasse. Definito ‘lieve ma affascinante’, “Personal Affairs” tocca la malinconia della vita moderna. In anteprima nella sezione ‘Un certain regard’ a Cannes, la pellicola rischia di apparire troppo di nicchia per attirare l’attenzione del mercato, tanto più che gran parte del cast è formato da attori non professionisti. Il film richiede una lettura approfondita, a più livelli di senso, ma senza esagerare con le metafore. Maha Haj ha il merito di accresce le fila delle registe donne emergenti, non solo all’interno del panorama israeliano ma anche di quello internazionale.

Di tenore differente la commedia francese “Ma Loute”, diretta da Bruno Dumont, che vede come protagonisti Valeria Bruni Tedeschi, Juliette Binoche e Fabrice Luchini. Nell’estate del 1910 molti turisti scompaiono misteriosamente sulla costa del Canale della Manica. Una coppia di ispettori è chiamata ad indagare scontrandosi con la strana atmosfera del luogo: divisa tra un clan di minacciosi pescatori e una corrotta famiglia borghese che trascorre le sue estati in una villa. Anche il regista francese, attesissimo a Cannes, sembra voler investigare in chiave comica il vivere comune, le diverse realtà culturali e le circostanze che si trovano a divedere gli uomini gli uni dagli altri.

Cannes 2016: Pablo Larrain e Ken Loach rivendicano la dignità dell’essere umano attraverso l’arma del pensiero

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Il lavoro di Pablo Larrain in “Neruda” è d’ispirazione artistico-letteraria e, si prospetta essere estremamente convincente. Fortemente influenzato dall’opera del poeta cileno, punto di riferimento non solo letterario ma anche politico del Sud America degli anni Settanta attraversato da rivoluzioni e golpe. Il film di Larrain, vede come protagonista Luis Gnecco: star delle televisione cilena, che vedremo in “La prima luce” di Vincenzo Marra, in programma a Cannes nella sezione “Quizaine des Realisateurs”.  “Neruda” racconta la biografia del poeta in una luce nuova: ripercorrendo le fasi in cui l’artista prende coscienza del proprio ruolo civile e sociale e finisce col fare politica, sviluppando un’aurea leggendaria attorno alla propria persona. Il film tratta tematiche estremamente attuali: amicizia, stima, astuzia e lealtà; muovendosi attraverso i punti di vista di Neruda, di Videla ( dittatore argentino accusato di genocidio) e quello di un ispettore di polizia chiamato Oscar (Gael Garcia Bernal).
“Neruda” ha incontrato l’entusiasmo del pubblico latino-americano, probabilmente perché si tratta di un film in cui sono presenti forti sentimenti politici e sociali che mirano a restituire un’identità culturale al popolo sud-americano .

Anche l’inglese Ken Loach, torna a denunciare a le ingiustizie dello ‘stato sociale, attraverso la sua nuova opera: “I, Daniel Blake”. Il regista analizza come dietro i tecnicismi del Welfare si nasconda un liberalismo spietato che toglie dignità agli uomini.

Daniel Blake è un falegname che non può più lavorare da quando ha avuto un grave attacco di cuore. Ma, per accedere agli assegni di mantenimento statale bisogna attraversare la giungla di compagnie private, gestite da personale iper-qualificato , il cui compito è quello di assegnare un numero di procedura e valutare l’abilità lavorativa di persone come Daniel. Queste compagnie, tuttavia, fanno l’interesse di uno Stato che non ha timore di mandare in rovina la gente. Loach non trascura i momenti di umanità reali, quelli che accadono tra persone che si aiutano, che non hanno perso la tenerezza e l’empatia. Il film è davvero attesissimo sulla Croisette,  in attesa di potervi raccontare di più, vi lasciamo con una citazione tratta dalla pellicola: “Il mio nome è Daniel Blake. Sono un essere umano, un cittadino. Tutto quello che chiedo è di essere trattato con dignità. Niente di più, niente di meno”.

Angelica Tranelli

13/05/2016

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