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Avatar: La via dell’acqua: incontro con Jon Landau

In attesa dell’uscita nelle sale del tanto atteso sequel di “Avatar”, Jon Landau, co-produttore assieme a James Cameron dei film, incontra la stampa e risponde alle tante domande. 

Avatar: La via dell’acqua: al centro il tema della famiglia

avatar la via dell'acqua foto

(L-R): Kiri and Sigourney Weaver as Dr. Grace Augustine in 20th Century Studios’ AVATAR: THE WAY OF WATER. Photo courtesy of 20th Century Studios. © 2022 20th Century Studios. All Rights Reserved.

Landau ha iniziato a parlare del fulcro attorno al quale ruotano i quattro film che andranno a comporre l’imponente sequel di “Avatar”, la creazione di James Cameron, record assoluto d’incassi. Un film che ha segnato uno spartiacque nel fare cinema, sopratutto per il dispiego di tecnologie all’avanguardia ed un uso del 3D che aveva, allora, fatto pensare che mai si sarebbe potuti tornare indietro dal suo utilizzo. Ma, come ha spiegato Landau, il pensare che bastasse il 3D per dare vigore ad una brutta storia o ad un plot insignificante, causando non pochi problemi al botteghino, ha frenato gli investimenti nel settore. “Avatar: La via dell’acqua” sarà proposto in un 3D che promette di incantare lo spettatore, a tredici anni dal film originale. Al centro dei sequel la famiglia, non solo quella in cui nasciamo ma, e sopratutto, quella cui scegliamo di appartenere.

Tante le domande, si è iniziato col parlare di colonne sonore. Incantevole quella di James Horner  (due premi Oscar per “Titanic”) che ha accompagnato le immagini del film del 2009. Horner è venuto a mancare nel 2015 in un incidente.

Com’è stato lavorare col nuovo compositore?

James Horner è stata una perdita tragica, ricordo precisamente dove stavo quando mi è arrivata la notizia. Nessuno potrà mai prendere il suo posto. Simon Frangler non è nuovo, faceva comunque parte del team, ha nel sangue i suoni di Pandora e ha fatto un lavoro considerevole su come si possono coordinare i suoni indigeni con quelli dell’orchestra.

La difficoltà più grande da superare per realizzare il sequel di “Avatar”?

La più grande sfida è stata fare quattro sequel insieme, le sceneggiature dovevano essere pronte contemporaneamente e prima dell’inizio delle riprese. L’altra grande sfida è stata mescolare computer grafica e scene, tenendo al centro gli attori.

In un’intervista Cameron ha parlato del rapporto con la 20th Century e di punti che riteneva  irrinunciabili per la realizzazione dei film. Cosa può dire a riguardo?

James faceva riferimento sopratutto al primo film, non abbiamo ora avuto tanti scontri, hanno assecondato ciò che volevamo fare. Volevamo creare un mondo che fino a qualche tempo prima non si potevano realizzare sulla pellicola.

Sigourney Weaver farà parte del cast? Il film sarà in 3D?

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(L-R): Neytiri and Jake Sully in 20th Century Studios’ AVATAR: THE WAY OF WATER. Photo courtesy of 20th Century Studios. © 2022 20th Century Studios. All Rights Reserved.

Sigourney Weaver è in questo film, non solo ne fa parte ma interpreta ben tre personaggi, grazie alle riprese in motion capture. Tra i ruoli c’è quello di una ragazzina 14enne adottata, che ha reso l’attrice decisamente gioiosa.

Noi riteniamo che il 3d migliora l’esperienza visiva, è una finestra sul mondo, non un mondo mostrato da una finestra. Il concetto è cogliere la sfida, mi auguro che “Avatar” possa aprire una fessura che guidi altri registi. È questa un’esperienza che non si può fare a casa.

La pandemia ha cambiato il pubblico, cosa vi aspettate per questo sequel?

Nel 1983 sul New York Times un’articolo decretava la fine del cinema in sala perché le persone potevano trovare un buon intrattenimento stando a casa. Se noi proponiamo cose ben fatte la gente va al cinema; andare al cinema è l’equivalente di un concerto dal vivo. Questo offre il cinema, film come “Avatar” continueranno a portar fuori le persone da casa. Tutto in  collaborazione con gli esercenti, che devono offrire un’esperienza di qualità.

Come mai 4 sequel in cantiere? Costi?

Quattro sequel tutti insieme perché è un modo più efficiente di portare avanti la produzione, anche per l’aspetto dei ragazzini che così non cambia nei diversi film. I costi poi, il nostro ‘business’ è tale per cui, qualunque sia il budget di un film, lo spettatore paga sempre la stessa cifra.

L’arrivo di “Avatar: La via dell’acqua” è stato più volte rimandato. Perché? Era forse il tempo necessario per un certo progresso tecnologico?

La realtà è che abbiamo impiegato meno tempo di quanto necessario per “Top Gun: Maverick”. Certo James si è preso una pausa, è un esploratore, ha viaggiato, ha studiato i fondali dell’oceano. Abbiamo lavorato spingendo avanti la tecnologia, non solo riguardo all’ambiente ma anche nei primi piani, che offrono personaggi interessanti e particolari.

Il discorso ambientale.

Spero che il film possa sensibilizzare sui temi ambientali, una sfida, capire che le nostre azioni hanno un impatto sulle persone attorno a noi, sul mondo attorno a noi. Abbiamo provato a trattare temi come metafora del mondo in cui viviamo. Abbiamo cercato di utilizzare una produzione molto Green, non puoi predicare bene e razzolare male.

Landau chiude il collegamento con un messaggio a sua moglie in sala: “Julie ti amo e mi manchi tanto, spero di vederti presto, tra un paio di giorni”, suscitando tenerezza neri presenti.

Nell’attesa del sequel “Avatar” torna, rimasterizzato, nelle sale italiane, dal 22 settembre 2022.

Maria Grazia Bosu

19/09/2022

Avatar: La via dell’acqua: incontro con Jon Landau

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