Au plus près du soleil – Recensione
  • Regia: Yves Angelo
  • Cast: Sylvie Testud, Grégory Gadebois, Mathilde Bisson, Zacharie Chasseriaud, John Arnold, Pascal Ternisien, Thomas Doret, Rodolphe Congé, Florence Janas, Stéphane Colombe
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 103 minuti
  • Produzione: Francia, 2015

“Au plus près du soleil”: un’intricata storia di passioni e sentimenti

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Juliette, bellissima e inquietante, è sotto processo per una torbida storia a sfondo passionale; Sophie è il magistrato che si occupa del caso e scopre ben presto che la donna ha con lei un legame che va molto al di là del rapporto professionale.

La donna è infatti la madre naturale di Leo, il figlio adottato da Sophie e dal marito avvocato, Olivier. I coniugi decidono, non senza discutere, di non dire nulla al figlio: Juliette è una poco di buono, ha fatto anche la prostituta, va tenuta lontana da lui.

Comincia così un’articolata e ben costruita serie di avvenimenti che, incastrandosi come in un micidiale meccanismo ad orologeria, spingono ognuno dei due coniugi ad agire autonomamente per la protezione della famiglia e per la salvaguardia del loro amatissimo figlio.

Mentre Sophie usa la propria posizione di magistrato per danneggiare Juliette, Olivier mente a tutti, instaurando con la ragazza un rapporto sempre più giocato sul filo del rasoio dell’ambiguità.

“Au plus près du soleil”: una pellicola ben costruita che si perde nel finale

L’ultima parte della storia si svolge simbolicamente nello spazio chiuso, a volte claustrofobico, di una nave da crociera; come nelle antiche rappresentazioni dove il coro entrava in scena e la musica e il canto salivano di ritmo e di volume, anche le vicende dei nostri protagonisti, inesorabilmente, si indirizzano verso un finale degno di una tragedia greca.

Se vogliamo trovare un difetto a questa pellicola è proprio questo: un eccesso di manierismo nel voler realizzare un film che abbia tempi e ritmi di un’opera di Sofocle o di Euripide, tralasciando forse troppo presto i buoni sentimenti che sono alla base dell’operato dei protagonisti.

L’eccesso di amore nei confronti di un figlio, rispetto al quale non ci si sente forse mai adeguati non essendo il genitore naturale, il manicheo rispetto dei propri ruoli nella società e quello che questo comporta nel quotidiano, la vita stessa che ti obbliga a confrontarti con persone lontane anni-luce dal tuo mondo e dal tuo stile di vita sono temi attuali che forse avrebbero meritato maggiore approfondimento.

Consigliamo il film agli appassionati di thriller emotivi ben architettati, a chi ama le inconfondibili atmosfere e i dialoghi del buon cinema francese e, perché no, ai nostalgici di teatro greco classico.

Daniele Battistoni

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