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Disincanto 3 – Recensione

Disincanto” (Disenchantment) è una serie animata americana creata da Matt Groening, l’autore di “I Simpsons” e “Futurama”. La serie è prodotta e distribuita da Netflix. La prima stagione è stata rilasciata tra il 2018 e il 2019. La prima parte della seconda è stata rilasciata il 15 gennaio 2021.

Disincanto 3: dove eravamo rimastiDisincanto 3

L’ultima volta che abbiamo lasciato Dreamland, i nostri “eroi”, la principessa Bean, Elfo e Luci, stavano per essere giustiziati sul rogo. Fortunatamente, all’ultimo momento, sono caduti in una catacomba popolata da Trogs, una comunità sotterranea di troll sotto il dominio di Dagmar, la madre di Bean. Qui vediamo come Bean e i suoi compagni cercano di tornare in superficie, cercando di boicottare Dagmar.
Nel frattempo, in superficie, Odva e l’Arcidruidessa continuano a tramare per prendere il controllo di Dreamland cercando di uccidere re Zøg.

Dreamland perde il suo fascino?

Disincanto 3

Come nelle prime due parti della prima stagione, il nuovo lavoro di Matt Groening, non riesce a essere all’altezza del suo talento creativo. La sfacciataggine, l’intelligenza e la comicità a cui Groening ci ha abituati in “Disincanto” sembrano inesistenti.

Disincanto 3 – Recensione

Ottimi i riferimenti sarcastici contemporanei, come uno striscione sulla facciata del castello di Dreamland con la scritta “Make Dreamland Great Again” (grande riferimento allo slogan dell’ex presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump), o l’affermazione di Luci, “La ricca ragazza bianca la passa sempre liscia” quando a Bean viene data la grazia dal fratello. Troviamo anche alcuni omaggi alla cultura pop, come il cartone animato “La sirenetta”, che è parodiato con una sirena che fugge da un bizzarro circo, con canzoni e balletti in stile Disney.

Avventure piacevoli ma senza conformità

Disincanto 3

L’aspetto che funziona di più in Disincanto sono le avventure di Bean, Elfo e Luci, le tante trame verticali della serie, come gli intrighi della regina Dagmar, il regno futuristico di Steamland, il viaggio all’inferno, la condanna a morte, sono tutte situazioni sempre assurde e critiche, che i tre risolvono in maniera confusionaria.

In questa prima parte della seconda stagione, ad esempio, scopriamo che la città di Steamland ricorda particolarmente quella di Fritz Lang del film “Metropolis”, con fabbriche catena di montaggio e operai alienati che hanno un numero invece che un nome, governati da un ricco megalomane industriale ossessionato da Bean e al suo regno.

Disincanto: tra crescita e dimenticanze

Bean ha una buona crescita evolutiva: da principessa dipendente dall’alcol, sempre pronta a mettersi nei guai, non disposta ad assumersi alcuna responsabilità, sembra svilupparsi lungo il percorso una maturità personale, che la porta al successo fino a prendere in mano le sorti del regno. Anche il rapporto col padre, sempre burrascoso e difficile è cambiato in modo positivo.

Se da un lato, la protagonista ottiene un buono sviluppo, dall’altro gli altri personaggi sembrano dimenticati. Sebbene Elfo riesca a ottenere un piccolo spazio, e viva molte avventure in solitaria, il suo ruolo è ancora quello di una semplice spalla comica senza nessuna crescita. Per quanto riguarda Luci, il diavoletto è rimasto dietro le quinte, quasi relegato a un ruolo di serie B, e ha lasciato una profonda impressione sulle battute generali su Elfo, piuttosto che per qualche vicenda reale.

Nonostante le suddette carenze, la stagione è comunque gradevole, e il numero e la brevità degli episodi concedono un binge watching in completo relax.

“Mi serve del tempo per berci sopra”

Disincanto 3

Infine questa terza parte di “Disincanto”, ci lascia un po’ con l’amaro in bocca.
Matt Groening ci ha abituati a battute fortemente sarcastiche che suscitano un riso leggermente amaro difronte a discriminazioni e ingiustizie in generale, poco sfruttate in questa stagione, dove adesso affrontiamo tematiche più serie, alle volte con un linguaggio palesemente più volgare, con molti riferimenti alle droghe, come un bel trip allucinogeno.

Il ritorno dei vecchi personaggi in nuove vesti da quelle a cui siamo abituati, l’introduzione di nuove location e personaggi vede “Disincanto 3” arricchirsi di ottimi dettagli poco sfruttati per il momento.

Amore, odio, alcool, droghe, avventura, omicidi, tentati omicidi e follia sono gli ingredienti principali della nuova parte di “Disincanto”, ma tutto riesce solo a strappare qualche sorriso. Battute e giochi di parole inseriti tra un’avventura e l’altra non hanno lo sprint comico che molti si aspettavano.

Giacomo Caporale

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