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Controvento Corto Film Festival: una kermesse contro le dipendenze

Il Controvento Corto Film Festival è una kermesse organizzata dalla Comunità Terapeutica Fratello Sole, che per i 40 anni di attività ha deciso di promuovere la realizzazione di un Festival di Cortometraggi, con argomento dedicato alla tossicodipendenza.

Controvento Corto Film Festival: il valore delle opere cinematografiche come strumento per continuare a tenere un riflettore acceso sulle tossicodipendenze

Controvento Corto Film Festival locandinaQuest’anno la Comunità Terapeutica Fratello Sole festeggia i 40 anni di attività, la Responsabile delle Attività Terapeutiche Silvana Magnani e i suoi collaboratori hanno deciso di celebrare con un calendario di eventi complesso e significativo. Tra questi un vero e proprio festival cinematografico, il “Controvento Corto Film Festival”, aperto a tutti coloro che volessero proporre un cortometraggio, realizzato in modalità professionale o amatoriale, sia sul territorio nazionale che internazionale. Naturalmente il soggetto doveva trattare il tema della dipendenza dalle droghe, ma anche eventualmente le ludopatie, le dipendenze affettive, dal digitale, dal sesso, dal fitness, dallo shopping compulsivo, dal cibo.

Controvento Corto Film Festival: una kermesse contro le dipendenze

La Comunità Terapeutica Fratello Sole nacque negli anni ‘70 a Santa Marinella, località balneare presso Roma, dall’impegno di Padre Ludovico Pesola con il coinvolgimento di numerosi volontari che vollero impegnarsi attivamente per contrastare la terribile diffusione di droghe, sopratutto l’eroina, che falcidiavano le giovani vite dei ragazzi dell’epoca. Oggi il silenzio assordante dei media sull’uso, la pericolosità e le morti causate da droghe vecchie e di nuova generazione, spesso sintetizzate chimicamente, lascerebbe supporre che il fenomeno sia in diminuzione. Purtroppo il rapporto del CNR del 2017 e la Relazione Annuale sui dati relativi allo Stato delle Tossicodipendenze presentata al parlamento sempre nel 2017 ci dicono che il fenomeno è in crescita e miete nuove vittime.

Sotto la Direzione Artistica del regista Antonio Minelli, il festival ha preso corpo, patrocinato dalla Regione Lazio e dalla ASL ROMA4, dai Comuni di Santa Marinella, Cerveteri, Tolfa e Ladispoli. Ben 220 Corti sono stati inviati dall’Italia, ma anche da Spagna, Germania, Francia, Messico, Medio Oriente e Stati Uniti. Il diversi lavori sono stati valutati da una Giuria di qualità composta dall’Editor Francesca Addonizio, dall’attrice Francesca Antonelli, dal regista Dario Albertini, dallo psicologo Giuseppe Barletta, dallo psichiatra Santo Rullo e dal giornalista Piero Zardo, che in ultima analisi ha selezionato tre Corti finalisti professionali, un Corto amatoriale ed un Corto di animazione.

Per la serata finale della Prima Edizione del “Controvento Film Festival” è stata scelta la Spianata dei Signori del Castello di Santa Severa, il 15 settembre 2018. Una meravigliosa alchimia ha coronato questa incantevole serata: innanzitutto la location unica nel suo genere, autentica stratificazione culturale e architettonica, il nutrito e partecipativo pubblico, la scaletta scelta dagli organizzatori per gli eventi sul palco, presentati dal giornalista Sandro Capitani. Dibattiti, interviste ad operatori e ai sindaci dei Comuni interessati, si alternavano a show musicali e alle proiezioni dei cinque cortometraggi selezionati, il tutto con la complicità di un sommesso rumore delle onde e una luna perfetta nella sua luminosità.

Controvento Corto Film Festival: i cinque lavori proiettati

Il primo ad essere proiettato è stato il Corto di Animazione. Si tratta di “I-Occupy” di Lorenzo Lodovichi. Belle scelte grafiche e fisionomie umane un po’ geometriche raccontano scontri tra manifestanti e polizia. Rivendicazioni politiche? Scontri sociali? Purtroppo il colpo di scena finale ci rivela un paio di dipendenze del tutto attuali, quella per il digitale e per gli status-symbol.

Segue il Cortometraggio amatoriale di Sophie Chamoux, intitolato: “Waves”. Una giovane ragazza, cammina nei pressi di una costa, la sua dipendenza è per l’eroina, valuta col suo procedere in un mondo in bianco e in nero, come la fuga dalla realtà per mezzo delle sostanze non si possa slegare dall’inevitabile ricaduta nell’effetto down. Le profondità del mare, la costa, le alture sulle quali la giovane si rifugia, simboleggiano egregiamente i suoi percorsi verso gli abissi, il riposizionarsi in terra ferma, l’elevarsi da una coazione a ripetere inutile e malevola.

Nel terzo classificato, “A Friend in Me” di Gianluca Mazzetti, viene semplicemente rappresentato un giovane che vive con lo sguardo perennemente incollato sul suo smart-phone, fin dal momento immediatamente successivo al risveglio mattutino. Si tratta ancora di una nomofobia, ma d’altronde non è difficile nelle nostre società osservare individui con questo tipo di paure. Il protagonista vive in una società in cui il resto degli esseri umani si comporta in maniera analoga, ma sarà solo lui a pagarne le tragiche conseguenze. Mazzetti stupisce per le sue capacità registiche oltre che per la sua abilità nel saper ricreare, sia negli interni che nelle riprese esterne, un mondo fittizio, che non si discosta molto dalle opere degli iperrealisti americani degli anni ‘50.

Al secondo posto si è piazzato: “35HZ” di Nico Malaspina, che racconta la storia di una giovane ragazza di nome Vera che si risveglia in un bosco la mattina successiva a un rave party, è sottinteso che si sia abusato di droghe chimiche di ultima generazione. Purtroppo Vera è combattuta tra il desiderio di continuare a vivere nella realtà estraniante, generata dalle sostanze tossiche o tornare in un ambiente familiare avvolgente e borghese, volutamente rappresentato nelle intenzioni del regista con un contrasto contestuale opportuno.

Si termina col vincitore, ossia “La Città del Gioco” di Emiliano Mancuso. Si parla di ludopatia, folle dipendenza che condanna un esercito di individui ad impoverirsi a causa di una forte tara mentale relativa al volersi sentire fortunati. Mancuso non ci racconta una storia, ma lascia parlare tre persone di fronte alla telecamera, sono quasi interviste rilasciate da un giocatore, da una sindacalista e da una gestrice di attività commerciale nella quale sono state installate delle slot-machine. Il regista ha scelto degli attori di palese mestiere e le loro affermazioni, con la complicità di testi ben scritti, riescono a denunciare in maniera efficace la natura perversa di tale dipendenza e del sistema che ne trae beneficio.

Probabilmente visibili in numerosi altri contesti e festival, i 5 Corti vincitori continueranno ad essere rappresentati nel Castello di Santa Severa fino al 23 settembre, contemporaneamente alla bella e significativa mostra: “Sulla mia Pelle”, una raccolta di fotografie in bianco e nero dei tatuaggi degli assistiti della Comunità, scattate da Roberto Carotenuto. Le foto sono sentitamente commentate da frasi estrapolate da racconti prodotti nel laboratorio di scrittura creativa della Comunità, condotto da Caterina Perna.

La serata, nonostante gli amari temi trattati è terminata con una sensazione di piacevolezza; sia perché si è percepito il forte desiderio di tutta la Comunità Fratello Sole a continuare ad aiutare le persone che vivono la fragilità della dipendenza, sia perché si è scelto il mezzo cinematografico per divulgare l’informazione che queste fragilità ancora esistono e che stanno assumendo infide nuove forme.

Marco Marchetti

17/09/2018

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