Hollywood – Miniserie tv – Recensione

“Hollywood”, miniserie tv suddivisa in 7 episodi disponibile su Netflix dal 1° maggio, è un ibrido tra la ricostruzione storica e la fiction, ideata da Ryan Murphy e Ian Brennan.

La Hollywood dell’età dell’oro con i suoi retroscenaHollywood_scena

L’ ambientazione di “Hollywood” è quella degli Studios System nella Hollywood Land, epoca cinematografica detta età dell’oro, ma anche, cinema propagandistico e lezioso, Dreamland per giovani talenti, aspiranti divi.

Nella miniserie, uno dei personaggi, il produttore, Amberg ( Robert Reiner) a capo della casa cinematografica Ace Studios (nome ricavato dalla fusione di due famose Case di Produzione) vuole realizzare solamente film commerciali, spendibili sul mercato, strutture narrative semplici e stereotipate, per evitare tracolli finanziari.

“Voglio sceneggiature banali. Scrivete la storia di un padrone e un cane…” tuona Amberg alla segretaria. Ed ecco che viene proposta la sceneggiatura “Peg” (che diverrà poi “Meg”), ispirata alla vera storia di una giovane attrice suicida.

Gli episodi iniziali della miniserie “Hollywood” sono preparatori alla nascita di questo fantomatico film“ Meg”, ma cosa succede se la protagonista è un’attrice afroamericana? Si farà il film o scoppierà uno scandalo?
Sarà bancarotta per la coraggiosa Ace, essendo in vigore l’infame codice Hays, secondo il quale, le relazioni tra persone dello stesso sesso e di razze diverse sono bandite dagli schermi?

Una serie tv che cita se stessa senza una visione originale

Gli episodi di questo brillante show seguono la dinamica narrativa di causa ed effetto, con ritmo incessante, non vi sono analessi e prolessi, la colonna sonora è ben fatta e la ricostruzione degli ambienti fedele. Un concept tuttavia “patinato” che narra un cinema altrettanto “patinato”: “Hollywood” cita se stessa, senza una visione originale, lontana dalle prospettive ambiziose di altri lavori a tema.

Il gioco del “cinema nel cinema” è di puro divertimento, ben confezionato come un prodotto pubblicitario (che può essere, perché no, assai gradevole). I personaggi sono tipizzati in modo uniforme, con pochi acuti.

Nell’episodio ambientato della villa di Cukor (famoso regista realmente vissuto) le scene a effetto si esauriscono in quelle di eros maschile e orge, volutamente sovraesposte. Sebbene il pianeta hollywoodiano fosse, in pubblico, modello di divismo eterosessuale, in privato tutte le pulsioni represse si scatenavano. Tuttavia, a proposito della diversità, le coppie di personaggi omosessuale/di colore e donna/attrice/di colore sono volutamente estremizzate e spesso poco credibili.

Nonostante le battute a riguardo cerchino di trasmettere strenuamente un anelito di ribellione (si pensi alla scena della Signora Roosevelt, negli Studios Ace, che invoca la libertà di espressione, per un paese ancora schiavista e xenofobo) la miniserie “Hollywood” perde la sua funzione trasgressiva, non riuscendosi a liberare, del tutto, dalla propria natura convenzionale.

Scene con personaggi inventati/ scene con personaggi vissuti realmente

Il personaggio, tra quelli realmente vissuti, che risalta maggiormente è quello dell’attore Rock Hudson ( interpretato dal bravo Jack Picking). Già dai primi episodi si vede come gli inizi di carriera furono, per il bel Rock, molto difficili: celebri furono i numerosi ciak a vuoto. Il futuro sex symbol americano, nella miniserie “Hollywood”, vive da gigolò e si innamora dello sceneggiatore di “Meg” ( pittoresca ed irreale la promenade mano nella mano, dei due, durante la notte degli Oscar).

Sempre nell’episodio ambientato nella villa di Cukor, Hudson non riconosce la fragile e depressa Vivien Leigh ( in versione post “Via col Vento”): il metifico agente Henry Willson (il bravissimo Jim Parson) lo zittisce, umiliandolo davanti ai commensali.

Nella realtà Wilson fu il grande agente, non solo di Hudson, ma di quasi tutti i divi di Hollywood. Wilson era famoso per costringere gli attori ad avere rapporti erotici con lui, pena l’esclusione da tutti i set.
L’ altro personaggio del film Ernies West (interpretato da Dylan McDermott) è vissuto realmente e si chiamava Scotty Bowers: il celebre gigolò di Hollywood, iniziò a lavorare alla Rich Field Oil.

Il docufilm “The Secret History of Hollywood” racconta di come Bower organizzasse orge per Cary Grant, Ava Gardner, Lara Turner. Nella miniserie ci si affeziona ai personaggi, compresi i giovani adoni che si gettano gai e nudi nella piscina. Ad oggi l’omosessualità nel cinema è più che sdoganata, anzi è sempre più forte la tematica di genere. E nella vita degli artisti comuni, che in passato erano vittima dei falsi matrimoni? Cosa è cambiato nei salotti privati, all’ombra dei roboanti colossal?
Intanto, buona visione e ai prossimi episodi di Hollywood della futura seconda serie!

Maria Chiara D’Apote

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